DEBITO PUBBLICO

RAPPORTO DEBITO/PIL

Visualizzazione post con etichetta servizio sanitario nazionale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta servizio sanitario nazionale. Mostra tutti i post

venerdì 8 marzo 2013

Antibioticoresistenza. Usa: l’“incubo” dei superbatteri che mettono paura a 42 Stati


Non un solo microrganismo, ma una famiglia di batteri, si sta diffondendo sempre di più negli USA, tanto da mettere in allerta i CDC. Un nuovo allarme? No, semmai uno vecchio, quantomeno in Europa dove l’antibioticoresistenza è un problema che da anni sta diventando sempre più grave. Ecco le precauzioni da prendere.

07 MAR - Già lo chiamano “incubo”, tanto per capire subito con cosa si ha a che fare: le Enterobacteriaceaesono una famiglia di batteri – di cui fanno parte anche i più famosi Escherichia ColiKlebsiella pneumoniae,Shigella e Salmonella – che sta incrementando la resistenza agli antibiotici che si sta lentamente diffondendo negli Stati Uniti, tanto da spingere i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi a mettere in guardia ospedali e centri sanitari.

Non succede spesso che il maggiore ente federale statunitense di sorveglianza sulla saluteammetta che c’è qualcosa di cui preoccuparsi. Stavolta, invece, sembra che i CDC prendano l’aumento della presenza di questo batterio negli ospedali degli USA piuttosto seriamente. E in effetti i numeri della diffusione di questo batterio cominciano a preoccupare: 42 sono gli Stati federali che hanno isolato nei propri ospedali almeno un caso di enterobatteri resistenti agli antibiotici standard; i ceppi resistenti sono almeno quadruplicati negli ultimi 10 anni; negli Stati Uniti solo nella prima metà del 2012 sono stati il 4,6% degli ospedali a diagnosticare la presenza di questo tipo di batteri sugli esseri umani, e addirittura il 17,8% delle strutture di lunga degenza. “Questo tipo di antibioticoresistenza pone un triplo rischio: il primo è rappresentato dal fatto stesso che questi batteri sopportano quasi tutti gli antibiotici di cui disponiamo, anche quelli da ‘ultimo tentativo’; il secondo è che uccidono circa la metà delle persone che hanno infezioni più gravi; e terzo possono diffondere la loro resistenza agli altri batteri”, ha spiegato martedì in una conferenza stampa Thomas Frieden, direttore dei CDC statunitensi. “Klebsiella, ad esempio, è capace di condividere con E. Coli il gene della resistenza, rendendolo a sua volta tollerante agli antibiotici. E su questa cosa abbiamo una finestra di azione piuttosto ridotta”.

Nei solo Stati Uniti, gli enterobatteri resistenti agli antibiotici sono infatti passati dall’1,2% nel 2001 al 4,2% nel 2011, ma la situazione in Europa è forse anche peggiore. In realtà infatti, questa preoccupazione non è nuova nel vecchio continente. Già da qualche anno l’antibiotico-resistenza è aumentata in maniera preoccupante soprattutto nei batteri Gram-negativi (di cui fanno parte proprio le Enterobacteriaceae) e già nel 2011 l’Iss aveva lanciato l’allarme che per questo tipo di microrganismi anche i farmaci più innovativi risultano inefficaci. Un problema che spaventa tutta l’Europa, ma soprattutto l’Italia. “La situazione dell’Italia, però, è ancora più preoccupante, in quanto, come mostrato dalla sorveglianza AR-ISS/EARS-Net nel 2010 la resistenza ad alcuni antibiotici di un batterio come la Klebsiella pneumoniae si è impennata improvvisamente passando in un anno dall’ 1,4% al 16% e dati di altri studi mostrano che la resistenza è aumentata ulteriormente nel 2011. In Europa alti livelli di resistenza di questo microrganismo sono presenti, oltre che in Italia, solo in Grecia”, fanno sapere dall’Iss.

Inoltre, già nel 2009, l’Organizzazione mondiale della sanità aveva definito la antibiotico-resistenza come una delle tre più grandi minacce alla salute umana. Tuttavia, la ricerca per lo sviluppo di nuovi antibiotici sta rallentando, e nel frattempo la loro efficacia diminuisce perché i batteri diventano sempre più tolleranti a questi farmaci. Eppure, per limitare questo pericolo, una delle azioni è molto semplice: far sì che gli antibiotici siano usati in maniera corretta o prevenire la diffusione di infezioni batteriche. Questi farmaci sono diventati talmente diffusi che la popolazione li usa – spesso “auto-prescrivendoseli” – anche quando non dovrebbe, come nel caso delle influenze, ovvero malattie virali per le quali questi medicinali sono inutili e addirittura dannosi. Inoltre, gli antibiotici sono usati anche in campo non terapeutico, come promotori della crescita in agricoltura, il che porta a una selezione naturale dei ceppi più resistenti.

In ogni caso, di precauzioni da prendere per limitare il problema ne esistono diverse. Ecco perché gli stessi CDC, tramite le parole di Frieden, hanno suggerito alcune importanti misure di contenimento del rischio negli ospedali, di cui molte sembrano piuttosto semplici:
- rinforzare le precauzioni contro le infezioni (ricordarsi sempre di lavare le mani, indossare camici e guanti, ecc);
- riunire tutti insieme nello stesso reparto i pazienti affetti da batteri resistenti;
- costringere ospedali e centri di assistenza ad avvertirsi a vicenda quando si spostano pazienti infetti da questi batteri;
- chiedere ai pazienti quando arrivano in ospedale o in clinica di dichiarare se hanno ricevuto cure mediche all’estero di recente;
- usare gli antibiotici in maniera prudente, cosicché i batteri non abbiano la possibilità di sviluppare resistenza ai farmaci più innovativi.

E soprattutto, evitare il normale schema di eventi: panico immediato e poi apatia totale, dopo appena qualche giorno. Anche perché il panico non serve, soprattutto quando le indicazioni da seguire per limitare i danni – sia per i professionisti che per la gente comune – sono così logiche e per nulla difficili da seguire.

Laura Berardi

(fonte: Quotidianosanità)

lunedì 7 gennaio 2013

Regno Unito, stop ai benefit di Stato per gli obesi che non vogliono dimagrire


-La proposta dell'ente di raccordo delle amministrazioni locali britanniche elimina assegni per l’affitto, sussidi di disoccupazione e cure mediche gratis per chi si rifiuterà, su prescrizione del medico, di andare in palestra e di mangiare di meno e in modo più salutare-

Tempi duri per chi ha il girovita un po’ troppo ampio. Un Council, cioè un Comune del Regno Unito, ha proposto – e si appresta a mettere al voto il disegno di legge locale – di ridurre o addirittura abolire gli aiuti pubblici a tutti gli obesi che non faranno qualcosa per dimagrire. Niente più assegni di integrazione all’affitto, sussidi di disoccupazione o cure mediche gratis per chi, affetto dalla “malattia del secolo”, si rifiuterà, su prescrizione del medico curante, di andare in palestra, in piscina e di mangiare di meno e in modo più salutare.

La proposta, che potrebbe quasi sembrare uno scherzo, è arrivata dal Council di Westminster ed è contenuta anche in un documento ufficiale della Local Government Information Unit, un ente di raccordo delle vari amministrazioni locali britanniche. Nel Regno Unito, ad aprile, ci sarà un cambiamento da molti definito “epocale” sul fronte della salute pubblica, che passerà dal servizio sanitario nazionale alle amministrazioni locali. Le quali, appunto, si stanno lanciando in questi giorni in proposte e piani di riorganizzazione, come questa sugli obesi che sta facendo discutere il Paese. Il Council di Westminster, conservatore, è stato subito preso di mira dai laburisti e dai commentatori dei quotidiani di sinistra, come il Guardian. Che, in un editoriale, ha scritto: “Questa è una proposta classista e che incita all’odio di classe. È noto che le persone meno abbienti siano, spesso, anche quelle più in sovrappeso, per errate scelte alimentari o per mancanza di risorse economiche in grado di garantire una varietà di cibi più sani. Questo è anche odio per la diversità e per le persone obese e non lo possiamo accettare”.

Ma le malattie legate all’obesità costano al Regno Unito più di 5 miliardi di sterline, e cioè più di 6 miliardi di euro, ogni anno. Diabete di tipo 2, malattie cardiache, malattie al fegato e persino certi tipi di tumore: così, quel 25% di britannici classificati come “obesi”, sostengono ora gli amministratori locali, devono essere messi di fronte alle loro responsabilità. Ma come controllare se un obeso stia veramente seguendo le raccomandazioni del suo medico di famiglia? Il Telegraph scherza e scrive, in un altro editoriale, che “forse centri per l’impiego e uffici pubblici si doteranno di bilance”. Ma la proposta, questa volta seria, che arriva dal Council di Westminster va ancora più in là: dotare gli obesi di tesserine magnetiche, come quelle per la metropolitana di Londra, che registrino quante volte si va in palestra, in piscina, a fare yoga o a giocare a calcetto.

Una lotta a tutto spiano, quindi, contro l’obesità e il grasso in eccesso, perché, oltre agli obesi, dicono ora gli amministratori locali, c’è anche quel 65% di britannici che è comunque in sovrappeso. Nel Paese il cui piatto nazionale è il fish and chips, pesce fritto con le patatine anch’esse inzuppate d’olio, quindi, le amministrazioni locali potrebbero presto mettersi “contro” la maggior parte dei propri cittadini. Colpevoli di aver ceduto troppe volte alle tentazioni della gola, affetti da disturbi ormonali o da disfunzioni, “vittime” di predisposizione genetica o semplicemente troppo pigri per stare dietro ai consigli di un medico e alle imposizioni di un sindaco.

venerdì 11 novembre 2011

Il re dei farmaci a cena col premier per avere una legge


Alberto Aleotti, patron dell'industria farmaceutica Menarini, è sospettato di aver provocato un danno al sistema sanitario nazionale di 860 milioni di euro. 

 Dai documenti e dalle intercettazioni salta fuori un quadro inquietante del business di Alberto Sergio Aleotti, patron del gruppo farmaceutico Menarini, sospettato di aver provocato un danno al sistema sanitario nazionale di 860 milioni di euro. Nell'avviso di conclusione delle indagini i pm Giuseppina Mione, Ettore Squillace e Luca Turco, documentano «artifici e raggiri» messi in atto per determinare «un aumento del prezzo dei farmaci». Quindici in tutto gli indagati e tra questi anche i figli di Aleotti, Giovanni e Lucia, e un politico: il senatore del Pdl Cesare Cursi. Dalle carte sembra proprio la politica la chiave di volta per capire la genesi di questa presunta colossale truffa ai danni dello Stato, con accuse di corruzione, riciclaggio ed evasione fiscale e un sospetto ingente finanziamento ai partiti. Nelle migliaia di pagine, zeppe di intercettazioni, si fanno nomi di politici illustri (nessuno di loro inquisito), ministri e del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che, ipotizzano i magistrati, sarebbe intervenuto per l'approvazione di un disegno di legge favorevole al gruppo Menarini. 
Decisiva sarebbe stata una cena il 6 maggio del 2009 a villa Madama alla quale Aleotti sarebbe stato invitato. A raccontarlo, otto giorni dopo, è lo stesso patron di Menarini in una conversazione con Maria Angiolillo, la regina dei salotti romani e vedova del fondatore de Il Tempo, Renato Angiolillo, scomparsa due anni fa. «Il presidente mi ha voluto vicino... E a un certo punto ho avuto il coraggio di dire "immagino signor presidente che lei abbia anche influito per quella questione...". E lui mi ha detto: "Aleotti! C'abbiamo avuto addirittura un incontro a tre"». Più avanti Aleotti fa anche i nomi: «Gianni Letta e il ministro dello Sviluppo (al tempo Claudio Scajola, ndr)». Lo stesso giorno della conversazione intercettata il disegno di legge viene approvato al Senato e passa alla Camera, annotano i pm. Aleotti avrebbe avuto un'attrazione «fatale» verso i politici. 
La Procura gli contesta anche di essere intervenuto presso il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. In una relazione agli atti dell'inchiesta i carabinieri del Nas di Firenze parlano infine di «una scientifica distribuzione del denaro (ai partiti)» documentata da «una serie di erogazioni nel 2001, eseguite da società non direttamente riconducibili al gruppo Menarini, in favore di partiti politici, non ancora individuati, in vista delle elezioni politiche 2001». I Nas citano anche il nome del governatore della Toscana, Enrico Rossi all'epoca dei fatti coordinatore degli assessori alla sanità regionali. Rossi, secondo la Procura completamente estraneo ai fatti, avrebbe inviato lettere al governo da lui firmate e redatte sulla base di bozze degli Aleotti.