DEBITO PUBBLICO

RAPPORTO DEBITO/PIL

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giovedì 28 febbraio 2013

Razzi e Scilipoti: infuriati per la differenza di trattamento !?


De Gregorio:"Soldi dal cavaliere per far saltare Prodi". Il senatore Sergio De Gregorio avrebbe ammesso di aver ricevuto ingenti somme di denaro da Silvio Berlusconi per sabotare il governo Prodi. E' quanto si evince - secondo indiscrezioni - dagli atti trasmessi oggi dalla Procura di Napoli a Camera e Senato nell'inchiesta in cui Berlusconi è indagato per corruzione e finanziamento illecito. 

L'accordo: tre milioni di euro, in tranche da 200-300 mila. "L'accordo si consumò nel 2006...il mio incontro a palazzo Grazioli con Berlusconi servì a sancire che la mia previsione di cassa...era di 3 milioni e che immediatamente partirono le erogazioni". E' quanto ha raccontato ai pm di Napoli il senatore De Gregorio. "Ho ricevuto 2 milioni in contanti da Lavitola a tranche da 200/300mila euro".

Tre milioni per De Gregorio: due in nero. E' quantificata in tre milioni di euro la somma che Berlusconi avrebbe versato al senatore Sergio De Gregorio perché passasse dall'Idv al Pdl: di tale somma un milione sarebbe stato versato all'Associazione "Italiani nel mondo" che fa capo a De Gregorio, mentre altri due milioni in nero sarebbero stati depositati su vari conti del senatore. Si tratterebbe di circostanze ammesse dallo stesso De Gregorio nel corso di recenti interrogatori. La perquisizione nella cassetta di sicurezza di Berlusconi presso un'agenzia del Monte dei Paschi di Siena, sarebbe stata disposta per individuare tracce di tali pagamenti. Tra le fonti di prova sono indicate anche le lettere scritte da parte di Lavitola all'ex premier, rinvenute lo scorso anno in un computer del suo amico Carmelo Pintabona nelle quali l'ex direttore de L'Avanti, fa riferimento, tra l'altro, alla compravendita di senatori sostenendo inoltre di avere consegnato a tale scopo somme a De Gregorio. 

(fonte: Repubblica)

lunedì 21 maggio 2012

Povero popolo leghista?


A poche ore dal terremoto in Emilia - si contavano già 6 morti e 3 mila sfollati - ecco la "battuta" di un segretario locale della Lega Nord in provincia di Brescia, tale Stefano Venturi. Il commento è già cancellato da facebook.

(fonte: Nonleggerlo)

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Ora vorrei dirti, legaiolo padano: “Complimenti!” - Le mie più sentite congratulazioni a te e famiglia, per aver abdicato l’ultimo sprazzo della tua intelligenza al potere leghista del bossi. 

Quante volte negli anni, ho letto le vostre elucubrazioni idiote restando stupita dinnanzi alla vostra stupidità! Eppure mi dicevo che un senso dovevate averlo – anche se non l’ho mai trovato – che in fondo eravate capaci di credere in qualcosa, e poco importava che fosse il dio Po. 

Complimenti! Avete tolto i vostri figli da scuola a 14 anni, e gli avete insegnato quel che vi diceva il bossi, ovvero che per fare grande il nord dovevate lavorare, lavorare e lavorare. Avete fatto crescere i vostri figli nell’ignoranza e nella fatica da placare con l’alcol del sabato sera, che però garantiva di stare alla guida di una bella auto, e costruire la villetta a schiera col giardino davanti e di dietro, segno del benessere padano del sogno realizzato. - Bravi! 

Come un piccolo esercito vi siete prestati alle parate ridicol-chic, che era sempre carnevale, con indiani padani, celti padani, crociati padani, giussani padani, e i miei sempre amati elmetti cornuti. Anche i bambini, tunica e spadoni, per imparare che bossi prima o poi vi avrebbe portato alla secessione, al distacco dall’italica civiltà italiana, di roma ladrona, delle mafie del sud del parlamento italiano su cui bisognava sputare. - Voi sotto il palco ad osannare quel che restava di bossi, e del figlio – il principe ereditario – la trota che sarebbe diventata un delfino; calderoli e l’abominevole sacco di merda borghezio, il lombrosiano maroni, e il cota, lo zaia, il tosi, la rosi mauro. 

Il vostro governo promesso, del parlamento che non c’era. Tutti eccitati ad applaudire le sparate dei vostri condottieri, sulle pallottole e sulla guerra di secessione, sui ladroni di Roma, e sui soldi padani che dovevano restare in padania. Le vostre tasse e i vostri sacrifici, che dovevano restare a casa vostra. La vostra patria. - Quella patria da difendere cacciando indietro il nemico in palandrana “i islamici”, “i zingari” da incendiare. I bambini negri da lasciar senza cibo nelle scuole padane, che insegnavano la fantastica storia di una nazione inesistente, creata appositamente per voi in una baita di Ponte di legno, dove scorrevano fiumi di vino e mari di polenta taragna, alla faccia vostra, della vostra fatica, e del vostro credo malato. - Complimenti! 

Siete stati degli ottimi soldati. Avete lavorato indefessamente, avete sfruttato gli edili albanesi prima e i romeni dopo. Avete sfruttato le donne russe alle quali avete affidato la cura dei vostri parenti, avete abusato (spesso ucciso) le puttane nigeriane, e tutte le altre razze “inferiori” a borghezio, in base alle loro peculiarità. Avete messo al bando il kebab, imposto il maiale (cannibali) nelle mense scolastiche, e salvaguardato la vostra discendenza ariana persino con il tiro alla fune e il lancio del porco nelle pozze di fango. - Bravi! Il vostro sacrificio è stato ripagato, anzi “ripaghettato”, con tutto quel che oggi emerge dalla marea nera di merda che avvolge la vostra famiglia reale. 

Ladri, profittatori, predoni, malfattori. Un partito politico creato solo ed esclusivamente per arricchire un manipolo di ladri, bugiardi, usi a fingere di avere una laurea o di comprarne una in Albania. Gentaglia che per farvi credere di avere un’idea andava in Austria a dar lezioni di nazifascismo. Ignoranti beceri che pur avendo sputato sopra all’odiata Italia, non se la sono sentita di abbandonare la stanza della cassaforte da depredare, riportando sì i soldi italiani in padania, ma a casa loro, nelle loro tasche, nel loro benessere da ladri, e dei loro figli – principi ereditari – che non solo sono ignoranti, ma non hanno nemmeno un callo sulle mani, a dispetto dei vostri figli educati, almeno, alla fatica.

Ma i miei complimenti più sentiti vadano agli operai delle fabbriche. Tutti quelli che ebbero il coraggio di ammettere di aver passato una vita ad adorare Berlinguer, e che poi, un giorno, staccati dalla catena di montaggio, nel chiuso della cabina elettorale, ebbero il coraggio di fare la ics sul simbolo della Lega. - Vi auguro con tutto il cuore di poter sempre pensare e ricordare che ogni euro tolto dalle vostre buste paga, dalle vostre tasche, e dalla vostra vita è andato a fare d’oro la vita di gente come quella che ho nominato fin qui. Trota compreso, con la sua paghetta mensile – argent de poche – di 5.000 euro.

Agli altri legaioli auguro il coraggio di andare a Gemonio, guardare sulla collina e percepire la villa gialla alla stregua di un campo rom da liberare. - Rita Pani (APOLIDE del SUD)

(fonte: Rita Pani)

giovedì 3 maggio 2012

La volpe dal cilindro...


Classe 1938, 74 anni, una guerra mondiale sul groppone, è stato Presidente del Consiglio, Ministro dell'Economia, dell'Interno, delle Riforme, delle Riforme Costituzionali, 5 legislature in Parlamento, Cavaliere di Gran Croce, 31 mila e rotti euro di pensione al mese. Nel 2008 disse "sono in politica da 50 anni: mi ritiro". 20 anni fa, quando tentò di salvare il Psi di un certo Bettino Craxi dallo tsunami-Tangentopoli, affermò quanto segue: "Non so quanto realmente costino i partiti. Certo molto più di quello che ricevono come contributo statale". Il Premier Mario Monti lo ha appena nominato "consigliere" per le analisi sul finanziamento dei partiti politici.

Giuliano Amato, propose di depenalizzare il finanziamento illecito ai partiti e sotto la cui guida il debito pubblico salì di 220.357 miliardi.

Infine, regola di buon senso: come può, uno che si intasca 31.000 € /mese da pensionato (dopo una vita di "onorato" lavoro...bla, bla, bla...che un trentenne non riesce neppure a cominciare)  imporre a qualcuno che magari ancora fa finta di lavorare (es: uno dei nostri politici), di percepire anche solo 1 euro meno di lui, senza il rischio di sentirsi criticare in prima persona? Banalmente, "cane non morde cane". E, rimanendo sui canidi, sembra proprio che al tavolo delle volpi, le galline ce le dobbiamo mettere sempre noi.

(fonte: NonLeggerlo, Byoblu, prospettico)

venerdì 23 dicembre 2011

Caso «esami comprati», si dimette il fratello di Angelino Alfano


TRAPANI - Il segretario generale della Camera di Commercio di Trapani, Alessandro Alfano, fratello del segretario del Pdl Angelino, si è dimesso da segretario dell'ente. Ieri gli agenti della sezione reati contro la pubblica amministrazione della squadra mobile di Palermo avevano sequestrato documenti e il fascicolo del concorso da lui vinto nell'ambito dell'inchiesta palermitana su una presunta compravendita di esami nell'ateneo. Nel registro degli indagati ci sono 30 persone. 

LE DIMISSIONI - «Le mie dimissioni sono un atto di rispetto nei confronti di chi indaga - dice Alessandro Alfano - e della Camera di commercio di Trapani affinchè questa vicenda non abbia ripercussioni sull'attività svolta dallo stesso ente. Ho svolto questo incarico con passione e devozione, ma non voglio che questa vicenda si possa prestare a strumentalizzazioni politiche e pertanto ho deciso di dimettermi. Ribadisco di aver regolarmente sostenuto gli esami all'università oggetto di verifica e a tal riguardo sono pronto a dare tutte le spiegazioni necessarie alla magistratura». 

(fonte: Corriere della Sera)

Esami comprati all'Università: trenta indagati. C'è anche il fratello di Alfano


PALERMO - Trenta ex studenti avrebbero conseguito esami all'università senza particolari sacrifici, almeno dal punto di vista delle ore trascorse sui libri a studiare. Lo scotto da pagare era infatti tutto economico: un esame di Economia costava tremila euro, per Scienze Politiche i prezzi scendevano a meno di mille euro. Tra i trenta studenti indagati sul «giro di esami comprati», come riportano alcuni organi di stampa, c'è anche Alessandro Alfano, fratello dell'ex ministro della giustizia Angelino.

ALFANO JR INDAGATO - La Procura di Palermo gli ha infatti notificato un avviso di proroga delle indagini. Alfano jr è indagato per concorso in frode informatica. I suoi legali, gli avvocati Grazia Volo e Nino Caleca, smentiscono ogni coinvolgimento: «Il nostro assistito ha effettuato regolarmente tutti gli esami, lo dimostreremo». Alessandro Alfano si è laureato nel 2009, a 34 anni, in Economia, dall'anno scorso è segretario generale della Camera di Commercio di Trapani. Nel 2006, quando ancora studiava, era già stato nominato segretario generale di Unioncamere Sicilia. I dettagli dell'indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dai sostituti Amelia Luise e Sergio Demontis, restano ancora coperti dal segreto istruttorio.

LA DENUNCIA DEL RETTORE NEL 2010 - Secondo i magistrati alcuni studenti, con l'aiuto di dipendenti infedeli degli uffici amministrativi, avrebbero fatto figurare nel loro libretto universitario esami in realtà mai sostenuti. La vicenda venne alla luce nel settembre del 2010 in seguito a una denuncia del rettore Roberto Lagalla che segnalò il caso di una laureanda scoperta poco prima della discussione della tesi: controlli incrociati evidenziarono infatti che la studentessa non aveva superato alcuni esami. Le indagini si concentrarono soprattutto sulla facoltà di Economia e Commercio. Un'impiegata era stata immediatamente licenziata, altri due sospesi. Adesso sono emersi i nomi di tutti gli indagati compreso quello di Alessandro Alfano. 

(fonte: Corriere della Sera)

venerdì 11 novembre 2011

Il re dei farmaci a cena col premier per avere una legge


Alberto Aleotti, patron dell'industria farmaceutica Menarini, è sospettato di aver provocato un danno al sistema sanitario nazionale di 860 milioni di euro. 

 Dai documenti e dalle intercettazioni salta fuori un quadro inquietante del business di Alberto Sergio Aleotti, patron del gruppo farmaceutico Menarini, sospettato di aver provocato un danno al sistema sanitario nazionale di 860 milioni di euro. Nell'avviso di conclusione delle indagini i pm Giuseppina Mione, Ettore Squillace e Luca Turco, documentano «artifici e raggiri» messi in atto per determinare «un aumento del prezzo dei farmaci». Quindici in tutto gli indagati e tra questi anche i figli di Aleotti, Giovanni e Lucia, e un politico: il senatore del Pdl Cesare Cursi. Dalle carte sembra proprio la politica la chiave di volta per capire la genesi di questa presunta colossale truffa ai danni dello Stato, con accuse di corruzione, riciclaggio ed evasione fiscale e un sospetto ingente finanziamento ai partiti. Nelle migliaia di pagine, zeppe di intercettazioni, si fanno nomi di politici illustri (nessuno di loro inquisito), ministri e del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che, ipotizzano i magistrati, sarebbe intervenuto per l'approvazione di un disegno di legge favorevole al gruppo Menarini. 
Decisiva sarebbe stata una cena il 6 maggio del 2009 a villa Madama alla quale Aleotti sarebbe stato invitato. A raccontarlo, otto giorni dopo, è lo stesso patron di Menarini in una conversazione con Maria Angiolillo, la regina dei salotti romani e vedova del fondatore de Il Tempo, Renato Angiolillo, scomparsa due anni fa. «Il presidente mi ha voluto vicino... E a un certo punto ho avuto il coraggio di dire "immagino signor presidente che lei abbia anche influito per quella questione...". E lui mi ha detto: "Aleotti! C'abbiamo avuto addirittura un incontro a tre"». Più avanti Aleotti fa anche i nomi: «Gianni Letta e il ministro dello Sviluppo (al tempo Claudio Scajola, ndr)». Lo stesso giorno della conversazione intercettata il disegno di legge viene approvato al Senato e passa alla Camera, annotano i pm. Aleotti avrebbe avuto un'attrazione «fatale» verso i politici. 
La Procura gli contesta anche di essere intervenuto presso il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. In una relazione agli atti dell'inchiesta i carabinieri del Nas di Firenze parlano infine di «una scientifica distribuzione del denaro (ai partiti)» documentata da «una serie di erogazioni nel 2001, eseguite da società non direttamente riconducibili al gruppo Menarini, in favore di partiti politici, non ancora individuati, in vista delle elezioni politiche 2001». I Nas citano anche il nome del governatore della Toscana, Enrico Rossi all'epoca dei fatti coordinatore degli assessori alla sanità regionali. Rossi, secondo la Procura completamente estraneo ai fatti, avrebbe inviato lettere al governo da lui firmate e redatte sulla base di bozze degli Aleotti. 

martedì 16 agosto 2011

Qualcosa è cambiato

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Quelle facce. Non le sopporto più. Non le posso più vedere. Mi danno la nausea, il vomito, il rigetto. Che l'Italia sia fallita lo posso accettare. Ma questi dilettanti con i loro sorrisi da maiali e da furetti non riesco più a sopportarli. Pagherei qualunque tassa, farei qualunque sacrificio per evitare quei ghigni da stronzo che compaiono ogni sera in televisione, ogni mattina in 10 pagine di giornale. Di buoni a nulla che si atteggiano a statisti.
Qualcosa si è rotto dentro di me, forse dentro tanti di voi. Qualcosa è cambiato. Il Paese ha capito di essere guidato da incapaci e da disonesti, forse lo sapeva già, ma pensava a un cambio della guardia dolce, come avviene in molti fallimenti. I responsabili si defilano, raggiungono la porta, non si fanno più vedere. E lo capisci, li lasci andare. Domani è un altro giorno e si può pensare a ricostruire. Invece questi traditori dell'economia nazionale che hanno indebitato il Paese e negato la catastrofe con una improntitudine degna del massimo disprezzo, questi gaglioffi non si schiodano, non mollano neppure un centimetro del loro potere. Io non sono violento, ma cerco di prevedere gli eventi. La Storia non solo non si ferma, ma si ripete. Quando incontra un muro sul suo percorso lo butta giù. E' avvenuto con il muro di Berlino, ma anche con la testa di Luigi XVI e con la famiglia dello Zar. Eventi che, a posteriori, erano del tutto spiegabili. Craxi è scappato. Allora i ladri si potevano condannare e indurre alla fuga. Oggi i parlamentari condannati, anche quando i tribunali ne chiedono l'arresto, come è avvenuto per Cosentino e per Tedesco, continuano a sedere alla Camera e a incassare 20.000 euro al mese tra stipendio e benefit. Ma queste sarebbero quisquilie, bazzecole se non continuassero a imporci la loro presenza.
Devono togliersi dalla vista dei cittadini, definitivamente. Vadano dove vogliono, ad Antigua, ad Hammamet, a Vancouver. Guardo Enrico Letta, con quel sorriso da spretato, Calderoli con la faccia da chi ha vinto un salame alla lotteria di paese e Bossi, Maroni, Bersani, Veltroni, D'Alema, Brunetta con i loro volti da pluri ripetenti al Cepu. Mi fanno tirare su anche l'anima. Se ne devono andare. Non c'è bisogno del giudizio dell'Economist o di Nouriel Roubini per capire che la classe politica è il primo problema del Paese. Ha fatto il suo tempo e puzza di muffa, di rancido. Sono i coproliti della seconda Repubblica. Li vedete e vi mettete un dito in bocca per liberare lo stomaco. E' ormai una questione che trascende la politica e l'economia. E anche l'etica e la morale. E' una questione di puzza. Una puzza nauseabonda che non è possibile sopportare oltre. E anche di estetica, certe facce ripugnano. L'Italia può crollare, è successo altre volte ed è sempre ripartita, ma questa classe politica se ne deve andare senza voltarsi indietro e senza eccezioni.

(fonte: Beppe Grillo)

martedì 5 luglio 2011

Berlusconi e i cortigiani reggi-pitale


La decisione di inserire nella legge finanziaria una norma per evitare alla Fininvest e al suo padrone di pagare alla Cir di Carlo De Benedetti il risarcimento per i giudici comprati durante il caso Mondadori, e il conseguente scippo della casa editrice, rappresenta una soglia di non ritorno. Non per Silvio Berlusconi, che quella soglia l’ha già superata da un pezzo, ma per tutta la sua maggioranza e per i suoi (ultimi) supporter.

Dalla difesa della libertà del premier (dai processi e dalle sentenze) si passa a quella apertamente dichiarata dei suoi soldi. Sapendo oltretutto benissimo che un’eventuale condanna civile in secondo grado di Fininvest, anche eguale a quella inflitta in primo grado (750 milioni di euro), non ridurrà Berlusconi sul lastrico, ma lo renderà appena un po’ meno ricco.

Che Berlusconi lo faccia non stupisce. Il vecchio leader del Pdl sente di essere al tramonto. Al di là delle dichiarazioni di facciata, teme che questa sia la sua ultima legislatura da presidente del Consiglio. E allora tenta di arraffare tutto quello che c’è ancora da arraffare. In fondo tiene famiglia pure lui.

Più interessante è invece riflettere sulla stupidità del resto della Corte. Cercare d’introdurre, a quattro giorni dal verdetto d’appello sul lodo Mondadori, una norma del genere, è una follia per chi tra i cortigiani pensa di continuare a fare politica anche nei prossimi anni. La manovra impone sacrifici a milioni di cittadini. Gli elettori del Pdl, e sopratutto quelli della Lega, hanno già preso malissimo la scelta di rinviare al 2013 i tagli ai costi della Casta. E ora si trovano di fronte a un decreto legge che punta a far pagare tutti meno uno: il loro leader.

Certo, nelle prossime ore, assisteremo al consueto fuoco di sbarramento teso a spiegare che qui chi doveva incassare non era l’erario, ma l’odiato Carlo De Benedetti. Altre voci faranno poi notare che la legge vale per tutti quelli che hanno in ballo risarcimenti civili superiori ai 20 milioni di euro (cioè pochissime aziende ndr). Qualche buontempone, infine, dirà che la norma non cancella i pagamenti, ma si limita a congelarli sino alla cassazione.

Resta però un fatto: centinaia di migliaia di cittadini, anzi milioni, sanno benissimo per diretta esperienza personale che nelle cause civili, fino ad ora, prima si versava il dovuto e poi si sperava nel ricorso. In questo clima, insomma, prenderli per fessi sui soldi (magari a colpi di televisioni e di tg) non è esattamente quella che si definisce una grande idea.

Se fino a due anni fa, quando votava le leggi pro Berlusconi, il centrodestra poteva sostenere che il premier aveva dietro di sé la maggioranza del paese, oggi a quella favola non crede più nessuno.Per tutti, finalmente, la questione Berlusconi diventa quello che era sempre stata e che in molti facevano però finta di non vedere: una semplice questione d’interessi personali e soldi.

Una faccenda esclusiva di un uomo anziano che non riesce più a evitare di farla fuori dal vaso. Di un ricco signore che, giorno dopo giorno, rischia sempre più di vedere discostarsi di un passo coloro i quali gli reggono ancora il pitale. Di un politico dal futuro sempre più breve, ormai disposto a combattere solo per sé e per la sua roba.

lunedì 4 luglio 2011

LA STRUTTURA DELTA IN RAI. Idv: "Una class action contro la Rai". Dalla "squadra" danni per i cittadini


Le telefonate intercettate nel 2005, nell'ambito dell'inchiesta Hdc. Da Deborah Bergamini a Pionati a Del Noce, tanti si attivano per addolcire a Berlusconi il boccono amaro delle Regionali, ma anche per discutere con la supposta "concorrenza" i palinsesti più favorevoli al "Biscione". Fino alla costituzione di una "task force" per controllare e disinformare. Un gruppo che funziona ancora...

La struttura Delta non operava negli interessi dei veri proprietari della Rai, ovvero i cittadini che pagano il canone. L'Italia dei valori annuncia un'azione legale contro i "dirigenti infedeli" che hanno messo in discussione la libertà di informazione. E il partito di Di Pietro chiede al Dg Lorenza Lei di prendere una posizioneROMA - Una class action contro la Struttura delta della Rai. Secondo l'Idv, i dirigenti della televisione pubblica che lavoravano negli interessi di Berlusconi devono pagare i danni. Da quanto emerge dalle intercettazioni del 2005, raccolte nell'ambito dell'inchiesta Hdc, infatti, a Viale Mazzini c'era una squadra che lavorava per non scontentare il Cavaliere. 'La struttura Delta', questo il nome del nucleo operativo composto da manager Rai e Mediaset, lavorava per favorire il Capo, per fare in modo che l'informazione fosse al suo servizio, organizzava i palinsesti perché il Biscione non perdesse share.


Deborah Bergamini, Fabrizio del Noce, Clemente Mimun, Gianfranco Comanducci e Alessio Gorla, però, dice adesso l'Italia dei valori, hanno ingannato i veri proprietari della Rai, ovvero i cittadini che pagano il canone. Il partito di Di Pietro annuncia: "Agiremo per vie legali - si legge in una nota il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando - e promuoveremo una class action per risarcire la Rai da coloro che hanno tradito il ruolo del servizio pubblico e hanno distrutto la libertà d'informazione". I dirigenti infedeli, continua la nota, che hanno lavorato per Mediaset e per Berlusconi devono pagare in prima persona per il danno che hanno procurato ai cittadini.


"Lorenza Lei - prosegue - dica da che parte sta, non ha più alibi, deve dimostrare di non aver nulla a che fare con questa struttura parallela lobbista e piduista, prendendo provvedimenti nei riguardi di coloro che hanno infangato l'azienda pubblica e che ancora sono al loro posto. Dovrebbe disporre un'indagine interna e cacciare chi rema contro".

Secondo l'Idv le notizie che arrivano dalla Rai confermano che la Struttura delta ancora esiste e lavora per favorire il Premier. "L'eliminazione di programmi di successo e di professionisti dell'informazione - prosegue l'esponente dipietrista - come Maria Luisa Busi, Milena Gabanelli, Michele Santoro, il duo Fazio-Saviano, Serena Dandini e tanti altri, dimostra come la struttura Delta sembra ancora operare in Rai. Il Dg batta un colpo ed esca dal suo imbarazzante silenzio o si renderà complice delle epurazioni e dell'implosione dell'azienda. Si capisce ora perché questo governo e questa maggioranza vogliono abolire le intercettazioni perché vogliono nascondere tutte le nefandezze che commettono".

"L'Italia dei Valori, che non si è mai seduta al tavolo della spartizione delle poltrone del Cda Rai - conclude Orlando - chiede nuovamente a tutte le forze politiche di fare un passo indietro e di promuovere una riforma seria del servizio pubblico radio televisivo per restituirlo ai cittadini. Una riforma da fare contestualmente alla risoluzione del conflitto d'interessi, per evitare che in futuro si nomino altri Cda in applicazione della legge Gasparri, norma che abbiamo tutti il dovere civile di abrogare".


(fonte: Repubblica)

lunedì 27 giugno 2011

Ehm: cosa cazzo ci fa ancora in Parlamento?



Faceva parte di un sistema finalizzato alla gestione di notizie riservate da usare come arma di ricatto per l'ottenimento di appalti e nomine.

Era manovrato dal faccendiere e massone Luigi Bisignani, pregiudicato per corruzione, radiato dall'ordine dei giornalisti, anch'egli coinvolto nell'inchiesta.

Da magistrato violava il segreto istruttorio, acquisiva informazioni riservate e le passava ai propri "amici", aggiornandoli sui procedimenti penali in corso e spifferando loro le modalità migliori per eludere tali indagini.

Si adoperava per raccogliere "notizie ed informazioni su dati sensibili riguardanti esponenti delle istituzioni ed alte cariche dello Stato", allo scopo di "infangare e ricattare".

Sfruttava la sua rete di gole profonde all'interno delle forze dell'ordine (e non solo) per acquisire notizie relative ad indagini in corso, promettendo agli indagati "aiuto e protezione. Ma in cambio pretendeva soldi e costosi regali per le sue amanti. Le ricompensava con una casa, una Jaguar a disposizione, Rolex e altri gioielli". Non solo: "le preferite ottenevano un impiego o una consulenza negli Enti pubblici".

Proprio per questa sua spregiudicatezza e per questi apprezzati favori - aiutò personaggi del calibro di Letta, Masi e Verdini - venne inserito nelle liste elettorali del Pdl. E nel 2008 divenne Parlamentare della Repubblica.

Era particolarmente legato a personaggi del calibro di Cesare Previti, Nicolò Pollari e Pio Pompa.

Frequenta prostitute e transessuali, garantendo loro soldi e regali di lusso. Ad una di queste prostitute "riconosce" un vitalizio di 700 euro al mese, mette a disposizione abitazioni di prestigio, regala vestiti di marca, cellulari, persino auto di lusso. Bollo e assicurazione, tutto compreso.

La stessa prostituta ha dichiarato ai Pm: "L'onorevole in questione mi ha fornito una tessera di riconoscimento emessa dalla Camera dei Deputati per poter accedere a Montecitorio (!!!, ndr). È stato lui che mi ha portata a Montecitorio e me l'ha fatta fare. In effetti mi sono telefonicamente rallegrata che non l'avessi con me quando sono stata fermata dalla polizia, non facevo una bella figura che una persona che poteva accedere a Montecitorio si facesse le canne".

Il suo pusher di orologi e gioielli - stando alle fotografie e alle intercettazioni in mano alla Procura - è un noto ricettatore che opera nel napoletano. L'Onorevole è un patito di beni di lusso, ne acquista molti e ne regala altrettanti, in particolare Rolex, ma li dona senza confenzione e garanzia. Questi oggetti vengono dal mercato nero e sono stati quasi sicuramente rubati.

La procura di Napoli ha chiesto di poter arrestare quest'uomo. Il Parlamento non lo permetterà.

Ecco, questo è l'onorevole Alfonso Papa, ex magistrato, ora deputato Pdl. Ora, non sarà una "cancro della democrazia" come i Pubblici Ministeri milanesi che indagano sul Cavaliere, okei che da Berlusconi in poi ogni riferimento all'etica pubblica (articolo 54? pfuà) è inevitabilmente saltato ... ma per Dio ... non credete sia il caso che questo figuro venga immediatamente accompagnato alla porta, e messo fuori dai vertici istituzionali di questo Paese? Ma il Presidente del Consiglio, cosa dice? E vabbé, guardateli lì.




(fonte: Non Leggerlo)

venerdì 24 giugno 2011

No alla legge bavaglio

Ora il governo vuole riproporre le norme per far calare il silenzio sull'inchiesta P4 e impedire nuove indagini delle procure. Questo logo è il simbolo del no a questa decisione della maggioranza, per difendere la democrazia.

domenica 5 giugno 2011

All'Italia mazzette sull'atomo



L'allerta diventa massima nel 2008, quando Berlusconi assicura agli Usa che stavolta il suo esecutivo "rilancia sul serio il settore. Se andranno davvero avanti, ci saranno contratti per decine di miliardi". Con una minaccia: "Vediamo già un'azione di lobbying ad alto livello da parte dei leader del governo inglese, francese e russo". I colloqui con il consigliere diplomatico del ministro Claudio Scajola, Daniele Mancini, "suggeriscono che i francesi e i russi stanno già manovrando e facendo lobbying per i contratti". Ed ecco la previsione: "La corruzione è pervasiva in Italia e temiamo che potrebbe essere uno dei fattori che dovremo affrontare andando avanti". L'avversario è Parigi, che può sfruttare gli intrecci economici tra Enel ed Edf per stendere la sua trama. "Temiamo che i francesi abbiano una corsia preferenziale a causa della loro azione di lobbying ai più alti livelli e a causa del fatto che le compagnie che probabilmente costruiranno gli impianti in Italia hanno tutte un qualche tipo di French connection. Continueremo i nostri energici sforzi per garantire che le aziende americane abbiano una giusta chance".

Pochi mesi dopo i francesi danno scacco: Sarkozy e il Cavaliere firmano l'accordo che assegna ad Areva la costruzione di quattro reattori modello Epr in Italia. Siamo a febbraio 2009, la diplomazia statunitense vuole impedire che il successo di Parigi si trasformi in scacco matto. E intensifica gli sforzi per occupare gli spazi rimasti, ossia la fornitura di almeno altre due centrali. A maggio arriva a Roma il Mister Energia di Obama, Steven Chu.

L'ambasciata lo mette in guardia: "L'intensa pressione dei francesi, che forse comprende tangenti ("corruption payment") a funzionari del governo italiano, ha aperto la strada all'accordo di febbraio tra le aziende parastatali italiana e francese, Enel e Edf, in modo da formare un consorzio al 50 per cento per costruire centrali in Italia e altrove. L'intesa prevede la costruzione di quattro reattori dell'Areva entro il 2020 e, cosa ancora più preoccupante, può imporre quella francese come tecnologia standard per il ritorno dell'Italia al nucleare".

Gli americani ipotizzano che dietro la scelta degli standard a cui affideremo il nostro futuro e la sicurezza del Paese ci possano essere state bustarelle. E chiedono al ministro per l'Energia: "Dovrebbe far presente che abbiamo preoccupanti indicazioni del fatto che alle aziende americane sarà ingiustamente negata l'opportunità di partecipare a questo programma multimiliardario". L'ambasciata è molto decisa nel delineare un contesto di scorrettezza. Il promemoria scritto da Elizabeth Dibble, all'epoca reggente della sede di Roma oggi diventata consigliera di Hillary Clinton, insiste: "E' anche molto importante che ricordi al governo italiano che ci aspettiamo pari opportunità per le nostre aziende, visto quello che abbiamo notato fino a oggi nel processo di selezione".

RUSSIA? NO GRAZIE.
Alla fine del 2008 gli Usa ritengono che Berlusconi stia per annunciare un accordo per il nucleare anche con Mosca. Ma uno degli uomini chiave del ministero dello Sviluppo Economico, Sergio Garribba, rassicura gli americani e "ridendo" spiega la reale natura della collaborazione atomica con i russi: "E' una barzelletta, solo pubbliche relazioni". L'ambasciata scrive che l'alto funzionario "probabilmente ha ragione: gli italiani nel 1987 hanno chiuso il loro programma in risposta a Chernobyl...". Ma non si fidano completamente "visti gli stretti rapporti tra Berlusconi e Putin". E temono che comunque la coalizione tra Eni e Gazprom per il gas, che alimenta anche le centrali elettriche, si trasformerà in un muro per ostacolare il nucleare. "Si dice che l'Eni stia facendo una dura azione di lobbying contro la riapertura della partita da parte di Enel", registra nel 2005 l'ambasciatore Sembler, "perché ridurrebbe sia il mercato di Eni che la sua influenza politica". Anche se le resistenze più forti verranno dal nimby, l'opposizione delle comunità locali ai nuovi reattori. "L'Italia è una penisola lunga e stretta, con una spina dorsale di catene montuose e con coste densamente popolate. Il numero dei siti dove costruire impianti è limitato... Se continua a decentralizzare i poteri alle regioni attraverso le riforme costituzionali - sostengono i nostri contatti - un revival nucleare sarà veramente improbabile". Forse per questo, in tempi più recenti, l'ambasciata "programma" di contattare anche il leghista Andrea Gibelli, che presiede la commissione Attività produttive della Camera.

(fonte: L'Espresso)

sabato 7 maggio 2011

spettacolo indecoroso,basta politici in tv,Delirio del BerluscaScilipoti a ''Mi Manda Rai Tre''. Ecco chi c'è al Governo!


Delirio del Berlusconiano Scilipoti a ''Mi Manda Rai Tre''. Ecco chi c'è al Governo! spettacolo indecoroso.

Solo alcuni dei commenti sul popolare parlamentare...

QUESTO PARLAMENTARE ARROGANTE SACCENTE E CORROTTO HA LA SCORTA PAGATA DA NOI, MAGISTRATI CHE RISCHIANO LA VITA NO....NON AGGIUNGO ALTRO!
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non sono riuscito a vederlo fino all'ultimo..troppo irritante!
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Una mezza calzetta,anzi no un mezzo pedalino bucato, ma Di Pietro dove l'aveva pescato? E soprattutto come si è laureato?
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E' vergognoso che una persona del genere ci rappresenti nel nostro Parlamento e ancora più vergognoso che siamo noi, con le nostre tasse a passargli lo stipendio
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ABBI?????????????????
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che bello che è....
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Tipico parlamentare italiano
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l'italia è in mano a questo demente, rendetevene conto !!
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Non c'è speranza con questa gente. Questo ora gli danno un sottosegretariato, e fra un paio d'anni il ministero della salute. L'Italia è finita.
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che gentaccia...
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grandissimo questo imitatore... è un imitatore vero? ditemi che è un imitatore.... ç_ç
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Senza parole.....è un pazzo da rinchiudere.
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Ma perche' le merde sono tutte nel nostro cazzo di paese?
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ora è veramente comico fare arrivare l'agopuntura negli ospedali italiani. si avrà i suoi effetti placebo, ma l'agopuntura non dovrebbe avere finanziamenti pubblici, al pari della vera medicina. E' come dire a un paziente con il mal di testa che è stressato, tieni questa potente medicina che ti fa passare il mal di testa.Alla fine è una pastiglia di zucchero,e può darsi che il mal di testa passi,perchè il cervello si convince che non c'è più dolore
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Scilipoti a Cettolaqualunque gli fa un baffo!
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non faceva una bella figura scilipoti a fare parlare le persone in studio,lui ha fatto una proposta di legge per la regolamentazione dell'agopuntura, il che vuol dire apertura di corsi di facoltà e ambulatori per agopuntura. Quindi si destinano soldi pubblici per una medicina che non è medicina, nel mentre che per la sanità tagliano i servizi essenziale ed è un dato di fatto.
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(fonte: myblog e youtube)

giovedì 5 maggio 2011

Statisti

glistatisti

Qui oggi si saluta con gioia l’ingresso nella compagine di governo di diverse figure di alto profilo istituzionale.

Prendete Aurelio Misiti, il nuovo sottosegretario alle infrastrutture, a sinistra nella foto sopra: prima è stato sindaco del Pci nella sua Calabria, facendo carriera nella Cgil fino a diventarne dirigente nazionale. Di qui ha puntato verso i giochi grossi della politica arrivando a una bella poltrona di sottogoverno con Lamberto Dini (alle opere pubbliche), poi è stato assessore regionale in Calabria con il centrodestra, quindi è passato all’Idv ed è riuscito a farsi eleggere parlamentare con Di Pietro, però presto l’ha mollato ed è passato con il Movimento per le Autonomie di Lombardo, poi ha mollato pure Lombardo ed è passato alla famosa terza gamba del governo, adesso sta direttamente nel governo, e vai, il sogno di una vita.

Se preferite, invece, potete pensare al nuovo sottosegretario all’economia, Bruno Cesario, quello in mezzo nella foto sopra: faceva l’avvocato a San Giorgio al Cremano ma gli piaceva la politica quindi ha iniziato nella Dc napoletana, poi è passato nella Margherita con Ciriaco De Mita e nel 2006 è stato eletto nell’Ulivo, riconfermato a Montecitorio con il Pd nel 2008, nel novembre del 2009 però è passato all’Api di Rutelli e nel dicembre 2010 è entrato nella maggioranza, di quelli che hanno salvato il premier il 14 dicembre, oggi è passato alla cassa.

Se ancora non vi siete saziati, ecco chi si occuperà di ambiente, perbacco, sempre da sottosegretario: si chiama Giampiero Catone (ultimo a destra), è un commercialista napoletano, già consulente finanziario di diversi enti pubblici, poi entrato nei Ccd di Buttiglione, divenuto commendatore dell’Ordine di San Gregorio Magno e Cavaliere del Santo Sepolcro, candidato per l’Udc alle europee del 2004, poi passato alla Dc di Rotondi e nel 2006 eletto nelle liste di Forza Italia; rieletto nel 2008 nel Pdl, è passato con Futuro e Libertà ma solo qualche settimana, poi via nei Responsabili di Scilipoti.

Ah, non so se vi siete accorti ma due su tre dei citati li abbiamo eletti noi, dico noi del centrosinistra. Senza dire di Villari e Calearo, il primo da oggi con una poltrona alla Cultura e il secondo nominato “consigliere personale del presidente del Consiglio” per il commercio estero.

Buona giornata.

Il disastro ambientale del Cavaliere


di Giovanna Ricoveri.

Meno nota e non sempre sotto i riflettori, la (non) politica ambientale dei vari governi Berlusconi ha provocato effetti disastrosi da molti punti di vista: la salute, la fertilità dei suoli, la sicurezza alimentare, il riscaldamento climatico, le frane e le alluvioni. Oltre a distruggere il nostro ecosistema, ha un costo economico e sociale enorme che ricade soprattutto sui soggetti più deboli.


Il problema

Il filo rosso che attraversa e orienta la politica ambientale dei governi Berlusconi dal 1994 ad oggi è efficacemente espresso dallo slogan «Padroni a casa propria», con cui Forza Italia vinse le elezioni politiche del 1994. Questo slogan, usato ripetutamente a sostegno delle scelte liberiste della politica ambientale, ne esprime bene anche le ambiguità: dichiara di voler sostenere la libertà individuale di tutti i cittadini, mentre nella sostanza serve a costruire e foraggiare l’alleanza con le forze della rendita, della speculazione, degli affari e spesso della malavita organizzata. L’ambientalismo berlusconiano si fonda sull’ideologia del «mercato senza regole», della privatizzazione di tutto quello che è «comune» o statale, dell’equiparazione tra il pubblico e il privato, della cancellazione dello Stato ridotto a impresa.

Tra il berlusconismo e l’ambiente esiste una contrapposizione insanabile e a priori: il primo si basa sul privato e sull’arricchimento individuale, sull’appropriazione individuale delle risorse naturali, sociali e culturali, sul governo della cosa pubblica da parte di un comitato d’affari; il secondo, sul pubblico e sulle regole, sui beni comuni, sul rispetto della natura e dei suoi cicli vitali, sulla giustizia ambientale oltre che su quella sociale, sulla democrazia intesa come partecipazione dei cittadini alle scelte che regolano la loro vita.

Negli anni Ottanta, e in particolare con la caduta del Muro di Berlino, l’ideologia del libero mercato ha fatto breccia anche nelle forze politiche di sinistra – in tutta la gamma delle sue articolazioni – e questo ha aperto un varco importante per il diffondersi in Italia di una destra populista, che si autodefinisce «liberale». Il rispetto delle regole e il controllo sulla loro applicazione non fanno parte del resto della tradizione italiana, come avviene in altri paesi europei; la cultura ecologista è nata in Italia molto più tardi che nel resto d’Europa e «il mattone» è un male antico, che trovava giustificazione in passato quando il paese era povero e la casa di proprietà era un fattore di sicurezza, e ne trova una anche oggi perché il costo delle abitazioni e il livello degli affitti è proibitivo per la stragrande maggioranza della popolazione rispetto al livello dei salari, molto di più di quanto non avvenga negli altri paesi europei. L’edilizia continua inoltre a essere considerata il motore o volano dello sviluppo da parte delle forze produttive – imprenditoriali e del lavoro – senza alcun serio ripensamento sui limiti intrinseci e sulla pochezza di un tale modello di sviluppo.

Nel secondo dopoguerra, anche in Italia c’è stata una stagione positiva di pianificazione territoriale e una «primavera» ambientale, che hanno prodotto strumenti e leggi di regolazione, ora nel mirino della destra al potere. Il berlusconismo, coadiuvato dalla Lega, ha cavalcato la situazione dando dignità di progetto politico a un disegno reazionario, senza trovare un’opposizione convinta da parte delle forze politiche di sinistra. Nella politica ambientale di questo governo c’è molta arroganza ma anche ignoranza sul ruolo insostituibile delle regole nella convivenza umana e dei servizi ecosistemici che la natura offre gratuitamente a tutti noi.

Gli effetti sono disastrosi da molti punti di vista: la salute, la fertilità dei suoli, la sicurezza alimentare, il riscaldamento climatico, le frane e le alluvioni, e hanno anche un notevole costo economico che pesa sulle casse dello Stato e che potrebbe essere evitato con politiche di prevenzione. Questa politica ambientale è inoltre iniqua e ingiusta, perché il suo costo ricade soprattutto sui soggetti più deboli – bambini, anziani e meno abbienti – e appare tanto più grave in un paese come l’Italia geologicamente giovane, fragile e instabile dal punto di vista idrogeologico sia nella pianura padana che lungo l’Appennino.

Uno sguardo d’insieme

La politica ambientale dei governi Berlusconi – che resta tale anche quando è una non politica, perché l’assenza di norme è in questo caso funzionale al progetto – ha spaziato fin dall’inizio in tutte le direzioni, usando tattiche diverse a seconda delle opportunità, sempre allo scopo di ottenere il consenso del popolo, che di quelle scelte e non scelte è comunque chiamato a pagare il prezzo maggiore.

Ha tagliato fin dagli inizi il bilancio del ministero dell’Ambiente fino al 60 per cento di quest’anno e ne ha ridimensionato il ruolo modificandone la legge istitutiva; non ha finanziato nessuno dei piani di riforestazione, la cui realizzazione spetta alle regioni; nel gennaio 2010 ha concesso a quest’ultime libertà di deroga sui calendari della caccia stabiliti dalla legge 157 dell’11 febbraio 1992 per gli uccelli migratori e alcuni mammiferi come cervi, caprioli e cinghiali, con conseguenze negative sulla biodiversità; ha negato l’esistenza del cambiamento climatico in molte dichiarazioni ufficiali e paga all’Unione Europea 42 euro al secondo per violazione degli accordi climatici; usa il milleproroghe – il decreto del Consiglio dei ministri per «prorogare o risolvere disposizioni urgenti entro la fine dell’anno in corso» – per cancellare, reintegrare o istituire norme e finanziamenti come nel caso della detrazione fiscale del 55 per cento sulla spesa di riqualificazione energetica degli edifici già esistenti; o, peggio ancora, per smembrare il Parco dello Stelvio tra le province di Trento e Bolzano e la regione Lombardia e «ringraziare» in questo modo i deputati della Svp che si sono astenuti sulla mozione di sfiducia il 14 dicembre 2010; inserisce norme ambientali in coda a leggi che si occupano d’altro o gioca sulle parole per dire e non dire, come nel caso della legge sulla prima sanatoria edilizia del 1994 dove un articolo esclude dal condono le volumetrie superiori a 750 mc per edificio mentre un altro articolo precisa che l’esclusione non riguarda la volumetria dell’intero edificio ma la singola domanda di condono: basta dunque presentare due domande, per aggirare l’ostacolo. Last but not least, il federalismo demaniale approvato dal Consiglio dei ministri il 20 maggio 2010, che trasferisce agli enti locali i beni del demanio patrimoniale dello Stato, al fine della loro «valorizzazione ambientale»: ma che cosa ci può essere di ambientale nella messa sul mercato dei beni pubblici? L’idea è quella che i «gioielli di famiglia» possano restare pubblici anche se dati in gestione al privato, che ne trae un profitto con cui compensare il taglio dei trasferimenti da parte dello Stato. L’esperienza dell’acqua, in Italia e nel mondo, dimostra che la gestione privata di un bene comune serve solo a privatizzare quel bene e, con esso, lo Stato e il pubblico in generale.

Condoni edilizi e morte dell’urbanistica

Urbanistica e assetto idrogeologico del suolo sono i due terreni privilegiati della controriforma ambientale berlusconiana. Per sostenere l’edilizia, e quindi con il consenso trasversale di cittadini, costruttori, speculazione edilizia, lobby del cemento e sempre più spesso della mafia e della camorra, il governo Berlusconi ha realizzato due condoni edilizi (rispettivamente nel 1994 e nel 2003), mentre un terzo è nell’aria; ha abolito l’Ici (2008) sulla prima casa per tutti indipendentemente dalla tipologia dell’abitazione e dal livello di reddito del proprietario; ha approvato un piano di edilizia abitativa (2009) da realizzare con l’ampliamento delle abitazioni esistenti senza alcuna considerazione dei servizi pubblici che tale piano richiede e che graveranno sulla spesa pubblica. Il piano stenta a decollare per vincoli burocratici, affermano governo e Confindustria. Era già stato realizzato abusivamente, fa capire l’Istat quando informa che nei dieci anni precedenti 24 mila alloggi (e 87 mila stanze) in media ogni anno erano già stati ampliati, abusivamente e illegalmente.

Il primo condono, subito dopo l’ingresso di Berlusconi a Palazzo Chigi, era una promessa fatta in campagna elettorale, con lo slogan: «Padroni a casa propria». Il condono riguardava tutte le costruzioni abusive anche quelle realizzate nelle zone ecologicamente fragili e soggette a rischio frana, nelle aree a elevato livello di biodiversità e in quelle soggette a vincolo paesaggistico, e quindi con divieto di edificazione in base alla legge Galasso (n. 431 del 1985), perché vicine a fiumi o sulla riva dal mare; la disposizione mirava a consentire ai fiumi di avere lo spazio di espansione nei periodi di piena. Quel condono rispondeva del resto a una domanda popolare diffusa anche perché le costruzioni abusive non erano più opera della vecchia borghesia parassitaria e dei grossi speculatori sulle aree del secondo dopoguerra ma di gruppi medi di proprietari e di esponenti della nuova borghesia commerciale. La legge di condono 724 del 23 dicembre 1994 si intitolava «Misure di razionalizzazione della finanza pubblica», evidenziando un altro punto fermo della politica berlusconiana, far credere ai cittadini che il nuovo governo alimenta le casse dello Stato con le entrate della sanatoria «senza mettere le mani nelle tasche degli italiani». Era una grandissima bugia, perché i costi di urbanizzazione a carico dello Stato sono stati, in questo caso, almeno 5 volte superiori alle entrate.

Il secondo condono (decreto legge 269 del 2003) è servito soprattutto a sanare il cambiamento della destinazione d’uso di magazzini e capannoni in piccole attività artigianali, palestre, supermercati e centri commerciali, discoteche e altre attività terziarie necessarie al modello di sviluppo del Nord-Est ora in crisi e alla trasformazione della pianura padana in un continuo urbano senza forma né identità. Anche in questo caso, la legge aveva un titolo ambiguo: «Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell’andamento dei conti pubblici». L’esiguità delle somme stanziate per lo sviluppo – 50 milioni di euro per la riqualificazione urbanistica e 100 per la sicurezza idrogeologica – rivelarono subito l’imbroglio del titolo, che dice una cosa diversa da quella che si sta facendo.

L’abusivismo dell’era berlusconiana è un piaga storica, che la legislazione urbanistica del secondo dopoguerra non è riuscita a debellare perché l’abusivismo porta voti e perché lo Stato italiano non ha né la forza né l’autorità per far rispettare le sue leggi, specie in materia di edilizia; non per una predisposizione alla trasgressione del popolo italiano, come ha recentemente precisato Paolo Berdini (Breve storia dell’abuso edilizio in Italia, Donzelli 2010). Con i governi Berlusconi questa piaga non è più un costo da pagare ma un’opportunità da utilizzare: l’illegalità nelle costruzioni è pertanto diventata permanente. L’abusivismo edilizio tollerato, e anzi «atteso», esprime anche il tentativo di chiudere definitivamente la stagione delle leggi di regolazione urbanistica e territoriale, che avevano dato agli enti locali gli strumenti per il controllo della rendita fondiaria: l’esproprio a prezzi agricoli della aree da edificare e l’abbattimento degli edifici costruiti illegalmente. Il poker delle leggi importanti, per il periodo preso in esame, era costituito dalle seguenti leggi (tra altre): la 167 del 1962 per l’edilizia economica e popolare, la 765 del 1967 contro l’abusivismo nei centri storici, la 10 del 1978 sull’edificabilità dei suoli, la 457 del 1978 sull’edilizia residenziale.

I costi ambientali dei condoni edilizi sono molto elevati da molti punti di vista, primo tra tutti la devastazione del territorio che è in larga misura irreversibile, e quindi non quantificabile. Può essere in parte reversibile, ma a un costo elevato e nei tempi lunghi. I suoi effetti negativi dipendono da un consumo di suolo superiore a quello ecologicamente e socialmente sostenibile; dalla scomparsa di aree verdi e agricole essenziali per respirare e per un’agricoltura sana; dalla deturpazione del paesaggio; da un sistema di trasporti caotico che insegue gli insediamenti senza mai raggiungerli; dall’inquinamento idrico per la mancanza di fognature; dal degrado sociale e umano di chi è costretto a vivere lontano dai servizi e dalle scuole, senza negozi, parchi, librerie, teatri e spazi pubblici. Costi elevati si calcolano anche nell’industria edile – da quelli legati al ciclo del cemento scavato nell’alveo dei fiumi agli incidenti sul lavoro nei cantieri privi di controlli.

Già verso la fine degli anni Ottanta la pianificazione urbanistica e territoriale cedeva il passo all’urbanistica contrattata e alla privatizzazione dell’urbanistica, che consegnava le trasformazioni del territorio alla proprietà immobiliare, con il consenso e anche il concorso della sinistra entrata nell’ottica del mercato, in particolare di alcune amministrazioni come il comune di Roma delle giunte Rutelli e Veltroni. Al cuore delle politiche di privatizzazione delle nostre città c’è la proposta presentata dall’onorevole Maurizio Lupi di riforma della legge urbanistica del 1942, che da anni il governo di destra cerca di far passare in parlamento. L’obiettivo della proposta è liquidare i piani regolatori e «convincere» le amministrazioni pubbliche a scendere a patti con la proprietà fondiaria, i cui esponenti sono equiparati allo Stato.

(fonte: Micromega, Cometa)

giovedì 28 aprile 2011

Deliri nucleari di un vecchio pazzo


Le parole pronunciate ieri da Berlusconi segnano il confine tra la fine della democrazia in Italia e la sua, pur fioca, sopravvivenza:

"Siamo assolutamente convinti che l'energia nucleare è il futuro per tutto il mondo. La moratoria è servita per avere il tempo che la situazione giapponese si chiarisca e nel giro di 1-2 anni l'opinione pubblica sia abbastanza consapevole da tornare al nucleare L'accadimento giapponese a seguito anche di sondaggi che abitualmente facciamo ha spaventato ulteriormente i nostri cittadini, se fossimo andati oggi a quel referendum, il nucleare in Italia non sarebbe stato possibile per molti anni a venire". Il governo "responsabilmente ha ritenuto di introdurre questa moratoria per far sì che si chiarisca la situazione e che, magari, dopo un anno, forse due anni, si possa ritornare ad avere un'opinione pubblica consapevole della necessità di tornare all'energia nucleare, i molti contratti stipulati non vengono abrogati (tra EDF e Enel, ndr), stiamo continuando e decidendo di mandare avanti molti settori di questi contratti come quelli relativi alla formazione”.

In queste parole c'è il totale disprezzo del cittadino, della volontà popolare.
La Cassazione deve pronunciarsi sul referendum contro il nucleare. Il Governo ha ritirato la legge per la costruzione delle nuove centrali per riproporla tra un anno (parole pubbliche del capo del Governo) nella speranza che il disastro di Fukushima venga dimenticato. E', come capirebbe anche un bambino di cinque anni, una evidente presa per il culo. L'Ufficio centrale della Cassazione, presieduta da Capotosti, deve decidere se il referendum si terrà ugualmente. Se lo cancellerà sarà complice.

L'articolo 39 della legge 352/1970 prevede "se prima della data dello svolgimento del referendum, la legge, o l'atto avente forza di legge, o le singole disposizioni di essi cui il referendum si riferisce, siano stati abrogati, l'Ufficio centrale per il referendum dichiara che le operazioni relative non hanno più corso".

Qui, come è chiaro, non si vuole abrogare nulla, solo far passare il tempo. E' una tecnica mafiosa: "Quannu tira u ventu fatti canna!" (quando soffia il vento fatti canna) di un governo nuclearista e di un'opposizione collusa che ha Veronesi come testimonial (ex senatore del Pdmenoelle) e che ha fatto fallire l'accorpamento delle elezioni amministrative con i referendum con le sue assenze in aula (10 Pdmenolelle, 2 Idv). La Cassazione è di fronte a un bivio. O con i cittadini, o con un corruttore piduista e i suoi lacchè. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

(fonte: Beppe Grillo)