DEBITO PUBBLICO

RAPPORTO DEBITO/PIL

giovedì 3 febbraio 2011

De Profundis per l’economia


Gerardo Coco

Le economie dei G20 ristagnano da tre anni senza che le colossali manovre monetarie e altre misure interventistiche statali abbiano minimamente avuto effetti sul miglioramento delle capacità produttiva dei rispettivi paesi. E’ infatti l’incremento della produzione e della produttività e non quella dei consumi, a caratterizzare una autentica ripresa. Su questo aspetto le grandezze macroeconomiche nominali dei PIL sono fuorvianti.Ad es. negli USA la registrazione di un incremento del 3.2% dei consumi nel quarto trimestre del 2010, salutato come un segnale di crescita dell’economia, non rappresenta altro che pura inflazione determinata dal deficit e dagli stimoli monetari della Riserva Federale.

La realtà è che le manovre monetarie e politiche fiscali espansive sono incompatibili con la crescita economica e ne creano solo l’illusione.

L’espansione monetaria creata dalla banca centrale americana non ha manifestato ancora i suoi effetti distruttivi all’interno perché l’inflazione viene, per ora, esportata all’esterno. Infatti, il dollaro godendo della invidiabile posizione di valuta di riserva, cioè di mezzo di pagamento internazionale, non segue le regole delle altre valute e permette agli Stati Uniti di indebitarsi, spendere e consumare più di quello che guadagnano e producono semplicemente perché la FED crea i dollari dal nulla. In questo modo gli USA possono espropriare risorse degli altri comprando beni e servizi all’estero con un potere d’acquisto fittizio come potrebbe fare qualsiasi contraffattore che clona una valuta a costo zero e la spende nel mercato a spese del potere d’acquisto degli altri. L’eccesso di dollari torna poi in patria per essere trasformato in titoli del tesoro cosicché i partner degli USA con gli stessi dollari finanziano il loro deficit incoraggiando un irresponsabile consumo di risorse. Essi hanno infatti poco incentivo ad usare il surplus di dollari per acquistare beni e servizi in quanto negli ultimi decenni le industrie americane hanno perso completamente competitività. Ma cosa succede alle valute dei partner degli USA? I dollari ottenuti in cambio dei beni esportati devono essere convertiti nelle rispettive valute per effettuare gli acquisti all’interno. Se le forze di mercato operassero liberamente, l’eccesso di dollari alzerebbe il prezzo delle valute con cui il dollaro si scambia e rivalutandosi rispetto a quest’ultimo farebbero rincarare il valore delle loro esportazioni. Per evitare il peggioramento delle ragioni di scambio, l’unica opzione a disposizione dei partner è quella di abbassare artificialmente il valore delle proprie valute attraverso espansioni monetarie competitive. Per mantenere stabile il cambio essi devono acquistare il surplus di dollari ricorrendo deliberatamente al quantitative easing. Quindi, quando la Federal Reserve apre il rubinetto dei dollari anche le altre banche centrali aprono quello delle proprie valute. I dollari acquistati vengono parcheggiati in titoli del tesoro permettendo così agli USA di mantenere bassi i tassi di interesse e di continuare a vendere il proprio debito. Tutto questo processo porta danni incalcolabili alle economie perché fa scattare un’inflazione mondiale “sincronizzata”.

In questo modo le banche centrali dei G-20 hanno pompato nell’economia un oceano di liquidità che non avendo alcuna relazione con i processi di produzione della ricchezza porta alla crescita dei prezzi delle materie prime, dei generi alimentari, del gonfiamento dei prezzi di borsa creando nei mercati effimere illusioni di prosperità. Di tutto questo, nel salotto economico di Davos naturalmente ci si è ben guardati dal parlarne.

L’ inflazione monetaria è, naturalmente anche il precursore di nuove bolle perché il denaro di nuova creazione filtra nelle economie prima di tutto attraverso il settore delle attività finanziarie incentivando investimenti speculativi, puntellando posizioni viziate, elargendo sussidi a gruppi privilegiati ed aggravando l’indebitamento generale fino all’esplosione di nuove crisi. I cosiddetti squilibri globali (global imbalances) non sono determinati da quelli delle bilance dei pagamenti come si racconta, ma sono le creature delle irresponsabili e metodiche politiche di manipolazione monetaria. Ai surplus commerciali dei paesi esportatori non corrisponde infatti un surplus di risparmio da investire nei paesi importatori ma dei fondi creati dalle banche di emissione che non costituiscono capitale perché non sono la controparte di una riduzione di consumi nel paesi con deficit commerciale. D’altra parte i tassi di cambio che dovrebbero riflettere il rapporto tra i poteri d’acquisto reali fra le valute vengono falsati dalle relative velocità di aumento delle espansioni monetarie che a loro volta ne determinano la velocità di svalutazione. Più un paese aumenta l’espansione monetaria, cioè la circolazione complessiva in rapporto alla produzione reale, più velocemente svaluta la propria moneta ed il suo potere d’acquisto. E poiché, in definitiva, le esportazioni si pagano con le importazioni, per uno stesso ammontare di importazioni si ottengono minori esportazioni. In breve, il paese esportatore si arricchisce di valuta ma impoverisce in termini di beni e servizi che riceve, cioè in termini di ricchezza reale. In un contesto di tassi fluttuanti e di guerra valutaria (dirty floating), chi sostiene che è l’espansione delle esportazioni a generare lo sviluppo economico assume implicitamente che un aumento delle esportazioni comporti automaticamente un aumento dei risparmi e quindi di stock di capitale, il che non è vero. Una valuta di un paese esportatore che perde valore abbassa le sue ragioni di scambio e ciò significa che dovrà esportare di più per ottenere lo stesso ammontare di beni, il che equivale a produrre di più ma ad essere pagati di meno. Un paese che gode di un genuino sviluppo economico, non è necessariamente quello che esporta di più ma quello in cui la produttività ed i redditi reali crescono più velocemente e perché ciò sia possibile è necessario che lo stock di capitale aumenti. In un contesto di instabilità monetaria l’equazione degli scambi viene falsata, la produzione distorta e la formazione di capitale minata.

Per questo motivo, in un contesto di valute inconvertibili, la forma peggiore di interventismo è quella monetaria e purtroppo non c’è limite al potere delle banche di emissione di espandere i mezzi monetari consentendo loro di perpetrare i più indegni abusi. Questi abusi naturalmente sono strettamente collegati al finanziamento dei governi bancarottieri da parte del sistema bancario che acquista titoli di debito emessi dalle loro tesorerie. A questo riguardo l’Europa è tanto irresponsabile quanto gli Stati Uniti. I governi di entrambi i paesi non essendo più in grado di ripagare il loro debito lo rinnovano attraverso l’emissione di nuovo debito che non ha altra garanzia se non quella di altri titoli di debito che vengono emessi allo stesso modo in un processo di cui non si vede la fine. Non c’è nessuna creazione di valore in questo meccanismo: questi titoli infatti non producono alcun reddito ma rappresentano solo consumo perpetuato su scala gigantesca che ingoia il capitale reale della collettività.

I governi non producendo nulla, non hanno mezzi per pagare interessi e dovranno attingere da chi questi mezzi produce. Ma non essendoci nell’economia privata incrementi di produttività e, quindi, maggiore prodotto con cui pagare i maggiori interessi, i governi o ricorreranno a nuove dosi di debito o al mezzo illegittimo e disonesto dell’inflazione per svalutarli. Ormai le politiche monetarie e fiscali non hanno più nessun nesso con la creazione di valore nell’economia. Esse ammorbano tutta l’atmosfera economica ed impediscono alle strutture economiche di adattarsi a rapidi mutamenti.

In questo clima “bellico”, di instabilità monetaria, di guerre valutarie, di debiti e di generale incertezza non ci può essere crescita economica reale ma solo impoverimento progressivo.

Le premesse di una ripresa economica non effimera stanno nella stabilità valutaria e nella ricostituzione dello stock di capitale effettivo dissipato nella crisi precedente e affinché ciò avvenga il risparmio della collettività deve aumentare relativamente al consumo. E’ l’ammontare di capitale a determinare la capacità del sistema economico di produrre beni e servizi, di creare occupazione, di aumentarne la produttività e di permettere ai consumatori di acquistare beni durevoli a credito. Purtroppo l’ortodossia economica pensa che il sistema economico abbia sempre capitale a sufficienza e che i problemi economici si risolvano con le iniezioni di liquidità, con la spesa, con i consumi e con provvedimenti legislativi, insomma con un orgia di interventismo piuttosto che incentivando il risparmio e la produzione. Così la crisi dell’organismo economico si dovrebbe risolvere prolungandone la malattia.

Stiamo vivendo un inquietante regresso dell’evoluzione economica, ma crediamo che siano ancora pochi ad averne piena coscienza.

(fonte: Chicago-blog)

martedì 1 febbraio 2011

CASA MONTECARLO: Frattini indagato per abuso d'ufficio. Il caso andrà al tribunale dei ministri


L'iniziativa partita dalla denuncia di un cittadino dopo che il capo della Farnesina si è adoperato per portare in Italia le carte dello stato caraibico di Santa Lucia sulla compravendita dell'appartamento al centro della accuse a Fini
Il ministro Franco Frattini
ROMA - Il ministro degli Esteri Franco Frattini è ufficialmente indagato per il reato di abuso d'ufficio a seguito della denuncia presentata alla procura di Roma da un privato cittadino che, almeno ufficialmente, non apparterrebbe a Fli. Il fascicolo nei prossimi giorni sarà trasmesso per competenza al Tribunale dei Ministri. L'iniziativa fa riferimento all'acquisizione, da parte di Frattini, dei documenti provenienti da Santa Lucia che attribuirebbero la proprietà della casa di Montecarlo, ereditata da An, a Giancarlo Tulliani.

Al centro della vicenda c'è anche la scelta del reponsabile della Farnesina di presentarsi in aula al Senato la scorsa settimana per rispondere a un'interrogazione parlamentare del Pdl sulla documentazione in possesso dello stato caraibico relative alla compravendita dell'appartamento monegasco. La titolarità dei procedimenti per l'acquisizione di documenti d'indagine all'estero attraverso rogatoria internazionale spetta infatti non al ministero degli Esteri ma a quello della Giustizia su sollecitazione della magistratura inquirente.

La mossa di Frattini, prima ancora delle iniziative giudiziarie, aveva scatenato però accese polemiche politiche. In quell'occasione 1 tutte le opposizioni avevano infatti abbandonato Palazzo Madama in segno di protesta per un'iniziativa ritenuta illegittima e faziosa. "Non è possibile - aveva denunciato in particolare la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro - piegare la presenza del governo in Aula a una necessità politica del tutto insignificante. Non è possibile che il ministro venga convocato e l'interrogazione venga messa subito all'ordine del giorno mentre decine di centinaia, non so se migliaia di atti di sindacato ispettivo giacciono dimenticati". Appunti resi ancora più evidenti dalla "totale assenza diplomatica dell'Italia nell'ambito delle gravissima situazione dell'Egitto" denunciata oggi dal capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera, Antonio Borghesi. (01 febbraio 2011)

(fonte: Repubblica)

Fallisce Dahlia Tv. Ennesimo caso di conflitto di interessi?


Centocinquanta lavoratori sono da oggi disoccupati. Ma questa volta non è colpa della crisi. Si tratta dei dipendenti di Dahlia tv, la televisione a pagamento sul digitale terrestre, ora in liquidazione, che dal 2009 ha trasmesso le partite di una fetta consistente di squadre di calcio della Serie A. Cause del fallimento? Troppi pochi abbonamenti ed il sospetto che dietro ci sia un curioso caso di conflitto di interessi.
La diffusione delle partite di Serie A è assegnato per il satellite a Sky, mentre sul digitale terrestre a Mediaset (attraverso i canali Premium) e a Dahlia, televisione di un gruppo svedese. A partire da marzo 2009 la pay per view Cartapiù (di proprietà della Telecom) fu sostituita dalla nuova piattaforma Dahlia TV, che ne proseguì l’attività in abbonamento, trasmettendo le partite di Serie A delle 9 squadre che avevano un contratto con Cartapiù, mentre Mediaset Premium mantenne le altre 11 squadre. Poi nella stagione seguente (2009-10) Mediaset e Dahlia si spartirono equamente le squadre del campionato: ogni tv offriva le partite di 10 squadre.


“Concorrenza perfetta” avrà pensato qualcuno che però non aveva fatto i conti con un enorme conflitto di interessi. Infatti, dalla stagione attuale la Lega Calcio ha modificato in extremis il regolamento per i diritti tv. Niente più trattative tra le tv e le singole società ma tutto torna ad essere gestito centralmente dalla Lega di Serie A. Nulla di strano se non fosse che un certo Adriano Galliani, uomo di fiducia del premier Berlusconi e vicepresidente del Milan siede nel Consiglio di Lega. E che centra Berlusconi con la vicenda di Dahlia? Il premier, come tutti sanno, è proprietario del Milan e di Mediaset. E quest’ultima azienda è la diretta concorrente della tv svedese nel mercato del digitale terrestre in Italia. Così, non è un caso che da un anno all’altro Mediaset si ritrova assegnate 12 squadre, mentre Dahlia solo 8. Queste sono la Sampdoria, il Cagliari, il Chievo, il Cesena, l’Udinese, il Lecce, il Catania e il Parma. Insomma, tutte piccole società che hanno un bacino di tifosi piuttosto limitato. Rispetto alla passata stagione Dahlia ha perso Palermo e Fiorentina, due squadre dalle tifoserie piuttosto corpose. Così Dahlia si è ritrovata con 50mila abbonati in meno rispetto alla soglia che gli avrebbe consentito il pareggio di bilancio.


Mentre Mediaset respinge al mittente qualsiasi accusa di aver favorito il fallimento della tv concorrente, il Pd e Fli attaccano. “Ancora una volta il conflitto di interessi che ruota attorno alla persona del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi coinvolgerà, come sempre con conseguenze negative, migliaia di italiani. Il caso della liquidazione di Dahlia tv, che era l’unica concorrente di Mediaset Premium è solo un ulteriore esempio del rischio che interessi personali prevalgano su quelli collettivi e, al contrario, della poca attenzione del Governo Berlusconi nei confronti di chi rischia di perdere il posto di lavoro”, afferma Giuseppe Berretta del Pd. Per Fli il danno arrecato a Dahlia è un danno arrecato all’immagine dell’Italia all’estero: “È passato il messaggio che investire in Italia vuol dire infilarsi in un ginepraio di interessi non chiari. Ormai questo sistema mediatico è uno strumento nelle mani del premier, usato contro gli avversari”, spiega Benedetto Dalla Vedova, scudiero di Gianfranco Fini.
Ora la Lega Calcio deve decidere a chi assegnare le partite che Dahlia non trasmetterà più e come tutelare i 270mila abbonati. Tramontata l’ipotesi di una tv della Lega, lo sguardo è rivolto a Mediaset. “Questa è una vicenda che per ora non ci vede protagonisti”, spiega Gina Nieri, consigliere di amministrazione di Mediaset. Come a dire: “Per il momento non siamo interessati, magari più avanti…”. In ogni modo il rischio concreto che Mediaset possa conquistare il 100% del mercato del calcio in tv sul digitale terrestre è piuttosto concreto. E lo potrebbe fare acquistando i diritti a prezzi irrisori.

Un nuovo pericolo per Mediaset potrebbe arrivare nei prossimi mesi con l’ingresso di Sky nel digitale terrestre, anche se il governo sta tentando in ogni modo di ostacolare la tv di Murdoch. “La Ue e l’Autority per le telecomunicazioni hanno autorizzato Sky ad entrare nel digitale”, spiega Dalla Vedova, intervistato da Vanity Fair. “Il governo dovrebbe fare una gara per le frequenze ma continua a rinviarla con scuse assurde”.

(fonte: DirittodiCritica)