DEBITO PUBBLICO

RAPPORTO DEBITO/PIL

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domenica 29 luglio 2012

La cupola dello spread tra teoria del complotto e attacco finale all' eurozona


NEW YORK 

Il tam tam ci avvisa da settimane: l' attacco (finale?) all' eurozona è fissato per agosto. Le voci s' infittiscono a Wall Street, le ha riprese ieri il New York Times in prima pagina: «L' estate sarà al cardiopalmo». La previsione di un' ondata speculativa contro gli anelli deboli dell' eurozona è razionale: agosto è un mese di attività ridotta sui mercati, i volumi degli scambi sono sottili, dunque è il periodo ideale per chi voglia ottenere il massimo effetto con le sue "puntate". 

Ma il tam tam rischia anche di alimentare le teorie del complotto: dietro previsioni così insistenti esiste una regìa, un' azione concertata che prende di mira Grecia, Spagna, Italia? I patiti della dietrologia hanno qualche elemento a cui appoggiarsi. Oltre ai complotti immaginari, che usiamo per dare un volto e un nome alle forze impersonali dei mercati, qualche volta esistono le congiure autentiche. 

Nella cronaca recente, alcuni casi specifici evocano manovre concertate contro l' eurozona. 

La prima data è l' 8 febbraio 2010: i più importanti hedge fund (Soros, Paulson, Greenlight, Sac Capital) concordano un attacco simultaneo all' euro in una cena segreta a Wall Street. Goldman Sachs e Barclays partecipano. L' accusa è contenuta in una dettagliata inchiesta del Dipartimento di Giustizia Usa. Un episodio successivo è datato 12 dicembre 2010. Quel giorno il New York Times rivela le «cene del terzo mercoledì di ogni mese»: riuniscono 9 membri di una élite di banchieri a Midtown Manhattan che rappresentano Goldman Sachs, JP Morgan Chase, Morgan Stanley, Citigroup, Bank of America, Deutsche Bank, Barclays, Ubs e Credit Suisse. In quella "cupola" si concordano operazioni sui derivati. Fonte dell' accusa è nientemeno che Gary Gensler, capo della Commodity Futures Trading Commission cioè proprio l' authority di vigilanza sui derivati. Il primo settembre 2011 è il Wall Street Journal a rivelare che lo stratega di Goldman Sachs Alan Brazil, in un rapporto confidenziale di 54 pagine, consiglia ad alcune centinaia di grossi clienti della banca delle operazioni di speculazione ribassista contro l' euro, con l' uso dei credit default swaps per lucrare dai fallimenti delle banche europee, spagnole in testa. In conflitto d' interessi, perché al tempo stesso Goldman Sachs è consulente del governo di Madrid. Infine è del 10 novembre 2011 il "giallo" mai chiarito della falsa notizia su un imminente downgrading della Francia: l' indiscrezione esce dalla Standard & Poor' s, suscitando violente oscillazioni sui mercati. Viene seguita da una smentita, ma intanto il danno è fatto: l' indagine della magistratura francese è tuttora in corso. 

venerdì 27 gennaio 2012

Paolo Barnard


Sono un giornalista, o forse lo sono stato, e come tale ho lavorato per innumerevoli testate nazionali fra quotidiani e periodici, come La Stampa, Il Manifesto, Il Corriere della Sera, Il Mattino, Il Secolo di Genova, La Repubblica, La Voce di Montanelli, Il Sabato, Chorus, Oggi, Avvenimenti e altri. Per la televisione in RAI con Samarcanda di Santoro durante la Guerra del Golfo (1991) e con Report per dieci anni, avendolo co-fondato (1994-2004). Per riviste di cultura come Micromega, Altrove, Golem del Sole 24 Ore, e per agenzie di stampa e testate online. Mi sono occupato soprattutto di politica estera. Mai assunto, mai contrattualizzato. Ho scritto libri su terrorismo internazionale, Palestina e Israele, e sull’umanizzazione della Medicina. Ho tenuto conferenze per anni in giro per l’Italia sui temi delle mie inchieste (quelle di Report, RAI) e sul mio impegno come attivista per un ‘mondo migliore’.

Nella mia vita ho fatto forse più volontariato che giornalismo, in campi diversi come i Diritti Umani, l’esclusione sociale, la lotta alla povertà nel mondo, l’aiuto agli ammalati terminali, l’impegno civico. Ho vissuto in Gran Bretagna e in parte negli USA. Mai iscritto a un partito, mai appartenuto a gruppi d’interesse legati al potere, mai raccomandato ovviamente; non ho mai compiaciuto a chi stava sopra di me sul lavoro, e per essere libero ho sempre fatto tutto quello che in questo Paese ti garantisce la non-carriera. Infatti non ho fatto carriera, non all’interno del Sistema né nelle nutrite fila dell’Antisistema (che richiede la medesima omologazione).

Ho un attaccamento fortissimo al senso di giustizia, non sto zitto e dico ciò che penso sempre, a qualunque costo. Ho pagato e pago per questo prezzi alti, talvolta al limite del sopportabile. Ad esempio, dopo la mia rottura con RAI e Gabanelli per la vicenda di Censura Legale (leggi nel sito), mi sono auto-sospeso dalla RAI e ho rifiutato due diverse proposte di lavoro in quell'Azienda (da Giovanni Minoli e da Carlo Vulpio), perché prima di tornarvi io pretendo da RAI e Gabanelli le scuse, e soprattutto un impegno aziendale a difendere tutti i giornalisti freelance, che vi lavorano, nella cause civili derivanti dalle loro inchieste. Tradotto: sto senza lavoro e ai margini della notorietà per questo principio.

Detesto in modo assoluto la cultura dei ‘personaggi’, la cosiddetta Cultura della Visibilità (leggi Vip), sia quella massmediatica propria del Sistema che quella ‘antagonista’ del nostro Antisistema. La considero il peggior veleno che sia mai stato inoculato nel tessuto civico italiano, e in generale dei Paesi occidentali. Ci ha distrutti, pochissimi si rendono conto fino a che punto. Credo fortemente nella parità di tutti, nell’importanza di ciascuno a prescindere, nessuno conta più di qualcun altro. Mai. Per le mie idee e per ciò che ho fatto sto molto antipatico al Sistema e ancor di più all’Antisistema. Una condizione piuttosto insolita, e ora non so da che parte girarmi. P.B. 

(fonte: Paolo Barnard)

venerdì 19 agosto 2011

Affidatevi a lui

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L’ultima, disperata trincea della propaganda di governo di fronte al collasso dell’economia nazionale che ci sta lasciando in canottiera e mutande (per fortuna almeno quelle Sua Eccellenza il Ministro Bossi Umberto ce le ha risparmiate) è dire che ormai la finanza ha preso il sopravvento sulla politica e può fare carne di porco. Ma chi, se non la politica ha messo la finanza in condizione di fare carne di porco? E adesso dovrebbero essere loro, questi clown da circo di provincia che oscillano fra l’incompetenza e la disonestà giocando alla demagogia da bocciofila, a riparare i guasti che hanno provocato, magari quando ci spiegavano, come fossimo bambini deficienti, che era tutta una cosa “psicologica”, che “la crisi era superata” e “l’Italia ne era uscita meglio degli altri?”.

mercoledì 27 aprile 2011

Gli animali di Fukushima


Gli animali di Fukushima sono rimasti all'interno della zona contaminata di 30 km. I loro padroni sono fuggiti. Tutti gli animali sono radioattivi, nessuno può più uscire dall'area. Tremila mucche, trentamila maiali, 600mila polli e un numero imprecisato di animali domestici. I cani sopravvissuti si avvicinano alle rare macchine autorizzate in cerca di cibo. Intorno a loro c'è un silenzio irreale e abitazioni abbandonate. Quasi tutto il pollame è morto. Le mucche e i vitelli, dove non vi sono fattorie con alimentatori automatici, sono morti di fame e di sete. Secondo le autorità giapponesi il 70% dei maiali e il 60% del bestiame è morto. I proprietari degli allevamenti hanno chiesto di portar fuori dal terreno radioattivo gli animali, o di entrare per praticare una forma di eutanasia. Le richieste sono state negate per la paura di contaminazione. Alcuni hanno ignorato il divieto e sono entrati nella zona proibita per portare in salvo i loro cani, condannando però anche sé stessi. L’acqua del mare a 30 chilometri dalla centrale nucleare ha una concentrazione di Iodio-131 di 88,5 becquerels per litro, il valore più alto registrato finora. La radioattività è 2,2 volte il limite massimo ammesso per le acque di scarico delle centrali nucleari. La fauna ittica presente nelle acque del Pacifico per decine di chilometri di fronte a Fukushima è contaminata. La radioattività si diffonderà in modo esponenziale quando le piccole prede saranno mangiate da altri pesci. Dovremo andare al supermercato con il contatore geiger. Ci abituereremo anche a questo.
Fukushima è una versione aggiornata della "Fattoria degli animali" di George Orwell dove però comandano, al posto dei maiali, i topi di fogna. Quelli che vivono lucrando sulla pelle degli altri, uomini o bestie non ha importanza. Che nascondono i rischi, che usano i media per accreditare le loro tesi, che espongono le generazioni future a un mondo desolato. I topi di fogna, quando l'aria si fa pesante, hanno l'abilità di nascondersi nel loro habitat naturale, le fogne per l'appunto. Spariscono dalla circolazione. Dove sono l'inconsapevole Scaiola, la Marcegaglia, il Fini delle centrali italiane di "ultimissima generazione", la Prestigiacomo, unico ministro dell'Ambiente nel mondo ad aver dichiarato dopo Fukushima che il nucleare andava avanti? Dove sono i ratti dell'atomo come Veronesi e Chicco Testa? Dove si è nascosto il pregiudicato Scaroni dell'ENI? Nuclearisti delle mie balle, dove siete? Se vi illudete che annullare il referendum, far passare un anno e poi fottere di nuovo gli italiani con il ritornello del nucleare vi sbagliate. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

(fonte: Beppe Grillo)

giovedì 21 aprile 2011

Lettera dall' Italianistan


Vivo a Milano 2, in un quartiere costruito dal Presidente del Consiglio. Lavoro a Milano in un’azienda di cui è principale azionista il Presidente del Consiglio. Anche l'assicurazione dell'auto con cui mi reco a lavoro è del Presidente del Consiglio, come del Presidente del Consiglio è l'assicurazione che gestisce la mia previdenza integrativa. Mi fermo tutte le mattine a comprare il giornale di cui è proprietario il Presidente del Consiglio.
Quando devo andare in banca, vado in quella del Presidente del Consiglio.
Al pomeriggio, quando esco dal lavoro, vado a far la spesa in un ipermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal Presidente del Consiglio. 


Alla sera, se decido di andare al cinema, vado in una sala del circuito di proprietà del Presidente del Consiglio, e guardo un film prodotto e distribuito da una società del Presidente del Consiglio: questi film godono anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal Presidente del Consiglio.




se invece la sera rimango a casa, spesso guardo la TV del Presidente del Consiglio, con decoder prodotto da società del Presidente del Consiglio, dove i film realizzati da società del Presidente del Consiglio sono continuamente interrotti da spot realizzati dall'agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio. Seguo molto il calcio, e faccio il tifo per la squadra di cui il Presidente del Consiglio è proprietario.
Quando non guardo la TV del Presidente del Consiglio guardo la RAI, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto eleggere. Quando mi stufo navigo un po’ in internet, con provider del Presidente del Consiglio. Se però non ho proprio voglia di TV o di navigare in internet leggo un libro, la cui casa editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio. Naturalmente, come in tutti i paesi democratici e liberali, anche in Italianistan è il Presidente del Consiglio che predispone le leggi che vengono approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della maggioranza sono dipendenti ed avvocati del Presidente del Consiglio, che governa nel mio esclusivo interesse, per fortuna!

(fonte: Gaetano Amato)

domenica 10 aprile 2011

ECCO COME FARE RESISTENZA OGGI

di CHRIS HEDGES (truthdig.com)

La frase il consenso dei governati è diventata una battuta crudele. Non c'è alcun modo di votare contro gli interessi della Goldman Sachs. La Disobbedienza Civile è l’unico strumento che ci è rimasto.

Non riusciremo a fermare i licenziamenti di insegnanti e di altri impiegati pubblici, l’eliminazione dei sussidi ai disoccupati, la chiusura delle biblioteche, la riduzione dei prestiti agli studenti, i pignoramenti, la dissoluzione dell’educazione pubblica e dei programmi per l’infanzia o lo smantellamento dei servizi sociali essenziali come il sussidio per il riscaldamento agli anziani, finché non decideremo di operare continui atti di disobbedienza civile contro le istituzioni finanziarie responsabili della nostra tragedia.

Le banche e Wall Street, che hanno creato lo stato corporativo che ubbidisce ai loro interessi a nostre spese, hanno causato la crisi finanziaria. I banchieri e i loro lobbisti hanno creato paradisi fiscali che contano per circa un trilione di dollari in tasse non versate ogni decennio. Hanno riscritto le leggi tributarie in modo che le corporations più produttive del paese, inclusa la Bank of America, potessero evitare di pagare del tutto le tasse federali. Hanno preso parte a una truffa e a un inganno che ha spazzato circa 40 trilioni di dollari di ricchezza globale. Le banche dovrebbero essere obbligate a pagare per il crollo finanziario. Non noi. Per questo motivo, il prossimo 15 aprile alle 11 parteciperò alla manifestazione in Union-Square a New York, di fronte alla Bank of America.

“La politica non ha più senso” mi dice Kevin Zeese, direttore di Prosperity Agenda e co-organizzatore della manifestazione del 15 aprile. “L’economia è controllata da una ristretta élite economica. Gli americani non hanno nessuno che si curi dei loro bisogni. L’unico modo per cambiare tutto questo è di dare il potere a una cultura di resistenza. Questo sarà il primo di una serie di eventi che organizzeremo per aiutare la gente a riprendere il controllo della propria vita economica e politica”.

Se fate parte del 16% di disoccupati di questo paese (1/6), se siete tra i 6 milioni di persone che hanno perso la casa perché la banca se ne è riappropriata, se siete tra le molte centinaia di migliaia di persone che sono andate in bancarotta per non aver potuto pagare per la propria salute o se ne avete abbastanza di questa cleptocrazia, unitevi a noi per il “Sounds of Resistance Concert” a Union-Square Park, con il potente hip/hop rock politico dei Junkyard Empire insieme ai Broadcast Live e gli Sketch the Cataclysm. Gli organizzatori hanno creato un sito e si possono trovare altre informazione sulla loro pagina di Facebook.

Faremo un picchetto davanti alla filiale della Bank of America in Union-Square, una delle maggiori istituzioni finanziarie responsabile per il furto di circa 17 trilioni di dollari in stipendi, risparmi e pensioni presi da cittadini comuni. Costruiremo vari modellini in cartone con la rappresentazione di ciò che vorremmo avere – buone biblioteche pubbliche, ospedali gratuiti, banche trasformate in cooperative di credito, scuole libere e ben sovvenzionate, università pubbliche, agenzie interinali chiuse (i giovani non dovrebbero partire per l’Iraq e l’Afghanistan come soldati o marines per trovare un lavoro nella settore della salute). Chiederemo la fine dei pignoramenti e delle ripossessioni da parte delle banche, la rottura degli enormi monopoli delle stesse banche, un sistema di tassazione equo e un governo su cui la gente possa contare.

Le 10 maggiori banche, che controllano il 50 per cento dell’economia, determinano le nostre leggi, decidono i nostri tribunali, come sono articolati i dibattiti pubblici sui mezzi di comunicazione, chi viene eletto a guidarci e come siamo governati. Il consenso dei governati è una frase che i due maggiori partiti hanno trasformato in una crudele battuta. Non c'è alcun modo di votare contro gli interessi della Goldman Sachs. Prima si smantellano e si regolano queste banche e immense corporazioni, più velocemente saremo liberi.

La Bank of America è una delle peggiori. Non ha pagato alcuna tassa federale l’anno scorso né quello precedente. In questo momento è una delle banche più aggressive nel requisire case, a volte ricorrendo a gruppi di sicurezza privata che mettono in atto brutali invasioni delle case per buttare le famiglie sulla strada. La banca rifiuta di prestare a piccoli commercianti e consumatori i miliardi che ha ricevuto dal governo. È ritornata alle attività delinquenziali e alla speculazione che hanno creato il crollo con uno spirito di vendetta, atteggiamento reso possibile perché il governo si rifiuta di istituire sanzioni efficaci o controlli attraverso regolatori, legislatori o tribunali.
La Bank of America, come la maggior parte delle banche che hanno venduto spazzatura ai piccoli azionisti, ha l’abitudine di nascondere le proprie enormi perdite attraverso uno strumento di finanza creativa che ha chiamato “accordi di riacquisto”. Essa ha usato questi accordi durante il crollo finanziario per cancellare temporaneamente le perdite dai registri, trasferendo il debito tossico verso imprese fittizie prima di consegnare i registri. Si chiama frode. E la Bank of America è proprio brava nel farla.

US Uncut, che sarà coinvolta nella manifestazione del 15 aprile a New York, ha organizzato 50 proteste davanti alle sedi e agli uffici della Bank of America il 26 febbraio scorso. UK Uncut, la versione britannica del gruppo, ha prodotto una video guida su come organizzare un ‘bail-in’ (salvataggio tramite risorse interne in contrapposizione al bail-out che ricorre a risorse esterne, ndt) nel proprio quartiere.

La disobbedienza civile, così come descritta nel video del bail-in o come quella che si terrà in UnionSquare, è l’unico strumento che ci rimane. Un quarto delle corporazioni più grandi del paese – incluse General Electric, ExxonMobil e Bank of America – non hanno pagato tasse sugli introiti del 2010. Ma allo stesso tempo queste corporazioni agiscono come se avessero il diritto divino ad avere i sussidi di centinaia di miliardi di contribuenti. Alla Bank of America sono stati dati 45 miliardi di dollari in fondi federali per il suo salvataggio. La Bank of America prende questi soldi, che voi e io abbiamo pagato in tasse, e li nasconde insieme ai suoi profitti in uno dei 115 conti che ha nei paradisi fiscali per evitare di pagare le tasse. Ti fa pensare che le legioni di commercialisti della banca sono impegnati a far sí che la banca possa evitare di pagare le tasse anche quest’anno. Immaginatevi se voi o io facessimo una cosa del genere.

“Se la Bank of America avesse pagato la sua giusta quota di tasse, i tagli pianificati di 1.7 miliardi di dollari nell’educazione primaria, inclusi i programmi Head Start e Title I, non sarebbero stati necessari” ha fatto notare Zeese. “La Bank of America evita di pagare le tasse usando consociate nei paradisi fiscali. Per eliminare le loro tasse, investono i loro proventi oltreoceano invece di tenerli a casa, e così facendo minano l’economia americana ed evitano di pagare le tasse federali. La grande finanza, come la Bank of America, contribuisce a formare i deficit che provocano, come conseguenza, pesanti tagli ai servizi essenziali del governo nazionale e federale”.

Le grandi banche e corporazioni sono dei parassiti. Divorano le viscere del paese in nome del profitto, portandoci tutti all’asservimento e inquinando e avvelenando l’ecosistema che sostiene la specie umana. Hanno ingoiato più di un trilione di dollari del Dipartimento del Tesoro e della Federal Reserve e hanno creato piccole enclavi di ricchezza e privilegio dove i manager delle corporazioni replicano la decadenza della Città Proibita e di Versailles. Chi è rimasto fuori da questo giro lotta per trovare un lavoro e non può far altro che stare a guardare i prezzi degli alimenti e dei beni arrivare alle stelle. Un detentore di mutuo su sette è indietro coi pagamenti. Nel 2010 c’erano 3.8 milioni di pratiche di pignoramento e i ripossessi delle banche sono arrivati a 2.8 milioni, un 2% in più rispetto al 2009 e il 23% in più rispetto al 2008. Pare che questo record sarà infranto nel 2011. E nessuno al Congresso, alla Casa Bianca di Obama, presso i tribunali o la stampa, tutti grati ai soldi delle corporazioni, muoverà un dito per fermare o denunciare questo assalto alle famiglie. L’élite che ci governa, Obama incluso, è fatta di cortigiani, di edonisti del potere privi di ogni senso di vergogna, che si inginocchiano davanti a Wall Street e ci tradiscono tutti i giorni. I maggiori plutocrati delle corporazioni si prendono 900,000 dollari all’ora mentre il pranzo di uno dei nostri bambini ogni quattro dipende dai buoni pasto.

Non abbiamo bisogno di leaders. Non abbiamo bisogno di direttive di qualcuno in alto. Non abbiamo bisogno di organizzazioni formali. Né abbiamo bisogno di sprecare tempo appellandoci al Partito Democratico o scrivendo lettere al direttore. Non abbiamo bisogno di altre diatribe su internet. Dobbiamo andare fisicamente su una pubblica piazza e creare un movimento di massa. Abbiamo bisogno di voi e di qualche vostro vicino per iniziare. Vogliamo che andiate alla vostra filiale della Bank of America e che protestiate. Che veniate alla Union-Square. Una volta fatto questo, avrete dato il via ad una forza che queste élites cercano sempre di spegnere, la resistenza.

Fonte: www.truthdig.com

Link: http://www.truthdig.com/report/item/this_is_what_resistance_looks_like_20110403/3.04.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RENATO MONTINI


(fonte Italia: ComeDonChisciotte)

martedì 29 marzo 2011

Parlamento: Silvio B. è sempre il Paperone. In un anno più ricco del 77%


Il Cavaliere nel 2010 ha dichiarato quasi 41 milioni di euro, circa il 77% in più rispetto all'anno precedente

Silvio Berlusconi (Epa) MILANO - Non c'erano dubbi, ma ora c'è la certezza: Silvio Berlusconi è ancora il più ricco del Parlamento. È quanto emerge dalle dichiarazioni patrimoniali dei parlamenti, che da lunedì sono consultabili sia alla Camera che al Senato. Il premier - che è in 118ma posizione tra gli uomini più ricchi del mondo secondo una recente classifica di Forbes - nel 2010 ha infatti dichiarato un reddito imponibile di 40.897.004 euro. Rispetto all'anno precedente, quando era di 23.057.981 euro: il 77% in più.

BERLUSCONI - Nello stato civile il premier risulta «separato», mentre non risultano nuovi acquisti di auto, barche o di partecipazioni in società. Nel 2010 risulta aver venduto una comproprietà al 50% di un appartamento a Milano. Tra i beni immobili a lui intestati risultano due appartamenti in uso abitazione a Milano, due box e altri tre appartamenti nel capoluogo lombardo, dove ha in comproprietà anche altri due immobili. Inoltre è iscritto nella dichiarazione dei redditi un immobile nel Comune di Lesa, in provincia di Novara. Infine compaiono le proprietà nell'isola di Antigua: un terreno, un immobile e un altro terreno acquistato il 13 marzo 2009. Infine, tre depositi di gestione patrimoniale presso la Banca popolare di Sondrio, il Monte dei Paschi di Siena e la Banca Arner Italia spa.

GLI ALTRI LEADER - Staccati di gran lunga gli altri protagonisti della vita parlamentare. Nel 2010 il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha dichiarato una base imponibile di 186.563 euro. Il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, è a quota 176.885 euro, seguito dal leader leghista Umberto Bossi a 167.957 euro. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha dichiarato 137.013 euro, mentre il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, è a 106.063 euro. Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha dichiarato un imponibile di 229.918 euro, più del suo «collega» Fini.


CURIOSITÀ - È Ignazio La Russa il ministro più ricco con 374.461 mila euro. Dopo La Russa è Giulio Tremonti il ministro più abbiente, con un reddito dichiarato di 301.918 mila euro seguito da Renato Brunetta con 300.894, quindi Franco Frattini con 237.219 mila euro. Dei due legali che difendono il presidente del Consiglio nei suoi processi, il più ricco è Niccolò Ghedini con un imponibile di 1.297.118 euro. Piero Longo ha invece un imponibile di 530.847 euro. Pasquale Viespoli, presidente del gruppo di Coesione nazionale. è il più ricco dei senatori: infatti dichiara nel 2010 un reddito imponibile di 160.829 euro. A ruota il capogruppo della Lega nord Federico Bricolo con 137.884 euro. La capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro, si ferma a 115.064, mentre il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri arriva a 107.740 euro. L'ex sottosegretario alla Protezione civile Guido Bertolaso ha dichiarato 860.195 euro, Daniela Santanchè dichiara 642.517 euro, Gianni Letta 342.310 euro.

martedì 22 marzo 2011

Lactalis sale ancora in Parmalat, ora è al 29% - La Consob aveva chiesto chiarimenti


Il gruppo francese Lactalis ha raggiunto un accordo per comprare dai fondi Zenit Asset management AB, Skagen AS e Mackanzie financial corporation le loro quote in Parmalat al prezzo di 2,80 euro per azione (ieri riferimento a 2,466 euro). L'acquisto riguarda 265.744.950 azioni, pari al 15,3% del capitale del gruppo di Collecchio. Con questa operazione Lactalis sale al 29% di Parmalat.

L'accordo tra il gruppo francese Lactalis e i tre fondi azionisti di Parmalat, spiega una nota, «verrà eseguito in data odierna nei più brevi tempi tecnici necessari e l'esecuzione potrà avvenire mediante acquisti effettuati direttamente da Lactalis e/o nell'ambito di contratti equity swap». Inoltre, continua il comunicato, «il numero esatto di azioni Parmalat acquisite direttamente dal gruppo Lactalis e di quelle acquistate dalle controparti dei contratti di equity swap verrà comunicato non appena disponibile». Ad ogni modo, continua la nota, a seguito dell'operazione con i fondi deterrà una partecipazione diretta e una potenziale che, sommate tra loro, rappresenteranno complessivamente circa il 29% del capitale sociale del gruppo agroalimentare italiano.

(fonte: IlSole24ore)

giovedì 10 marzo 2011

Nuove auto e nuove case, ma il mercato è saturo


È difficile capire come si sia potuto credere e far credere che incentivando la domanda di prodotti che hanno saturato da tempo il mercato si possa far ripartire la crescita economica. In Italia negli anni Sessanta del secolo scorso le automobili circolanti erano 1.800.000. Nel 2008 sono state 35 milioni. Se nei decenni passati il settore aveva grandi possibilità di espansione, oggi non ne ha più. Ha riacquistato un po’ di slancio con gli incentivi alla rottamazione, ma, appena sono finiti, la domanda di nuove immatricolazioni è crollata quasi del 30 per cento da un mese all’altro. A livello mondiale l’eccesso della produzione automobilistica è circa un terzo del totale: 34 milioni di autovetture all’anno su 94 milioni.
La scelta di puntare sul rilancio della produzione automobilistica non solo si è dimostrata fallimentare dal punto di vista economico, ma è anche irresponsabile dal punto di vista energetico e ambientale perché l’autotrasporto (autovetture e camion) assorbe in Italia circa un terzo di tutte le importazioni di fonti fossili. Contribuisce per un terzo alle emissioni di CO2, che sono la causa principale dell’innalzamento della temperatura terrestre.

Negli anni Sessanta del secolo scorso anche il settore dell’edilizia presentava grandi possibilità di espansione, sia perché era necessario completare l’opera della ricostruzione post-bellica, sia perché erano in corso movimenti migratori di carattere biblico dalle campagne alle città, dal sud al nord, dal nord-est al nord-ovest. Ora non è più così. Nel quindicennio intercorrente tra i censimenti agricoli del 1990 e del 2005 sono stati edificati 3 milioni di ettari di terreno: una superficie pari al Lazio e all’Abruzzo. Contestualmente il numero degli edifici inutilizzati è cresciuto. A Roma ci sono 245.000 abitazioni vuote su 1.715.000. Una su sette. A Milano 80.000 appartamenti su 1.640.000 e 900.000 metri cubi di uffici: un volume equivalente a 30 grattacieli Pirelli.

Situazioni analoghe si verificano in tutte le città di tutte le dimensioni. I terreni agricoli adiacenti alle aree urbane sono costellati di capannoni industriali in cui non si è mai svolta la minima attività produttiva. Anche la scelta di puntare sull’edilizia come volano della ripresa economica si è rivelato un errore strategico e contemporaneamente una dimostrazione di irresponsabilità ambientale perché i consumi energetici degli edifici sono superiori a quelli delle automobili. Assorbono altrettanta energia, un terzo del totale, ma solo in cinque mesi per il riscaldamento invernale. Quindi, come scrive anche Giorgio Cattaneo sul blog Libre, nel caso della riconversione edilizia – di cui l’Italia avrebbe un estremo bisogno, anche per ridurre la propria grave dipendenza energetica – a crescere sarebbe una gran quantità di beni (riscaldamento a minor costo, ambiente più pulito), mentre a rimetterci sarebbe soltanto una merce: il gasolio o il metano da riscaldamento.

Devote alla “teologia del Pil”, dottrina fondata sulla teoria della crescita illimitata dei consumi, economia e politica non osano pronunciare serenamente la parola decrescita, ma basta l’esempio della possibile riconversione edilizia, che in Italia sarebbe una vera e propria rivoluzione, a dimostrare che non siamo di fronte a un ossimoro: proprio la decrescita (del Pil legato allo spreco di energia) potrebbe assicurare una grande ripresa dell’occupazione nel settore, con una straordinaria eredità di lavoro utile e di benessere diffuso.

di Maurizio Pallante e Andrea Bertaglio

venerdì 4 febbraio 2011

Italia. Succursale della Cina: arrivano le banche cinesi

Sapienza Finanziaria

Tutti i politici sono in ginocchio davanti alle banche, questa è la realtà. Anche, se a dire il vero, tanti poltici non se ne rendono nemmeno conto. 

E visto che si parla di difendere l'italianità, il made in Italy, come non aprire le porte alle banche cinesi?
Ecco fatto: nei giorni scorsi ha aperto la sede italiana della "Industrial and commercial bank of China, Icbc".

Vari politici, che fatalità, erano presenti all'inaugurazione. La locazione, altra fatalità, è la centralissima galleria Vittorio Emanuele II (chissà come sarà contento Vittorio Emanuele II....).

Ah, ti ricordo che Gheddafi e gli arabi  rappresentano circa un 14% del capitale di Unicredit.

Se vuoi sapere cosa ne penso delle banche e su come si può risollevare l'economia puoi guardarti questo filmato.


(fonte: Sapienza Finanziaria)

giovedì 3 febbraio 2011

De Profundis per l’economia


Gerardo Coco

Le economie dei G20 ristagnano da tre anni senza che le colossali manovre monetarie e altre misure interventistiche statali abbiano minimamente avuto effetti sul miglioramento delle capacità produttiva dei rispettivi paesi. E’ infatti l’incremento della produzione e della produttività e non quella dei consumi, a caratterizzare una autentica ripresa. Su questo aspetto le grandezze macroeconomiche nominali dei PIL sono fuorvianti.Ad es. negli USA la registrazione di un incremento del 3.2% dei consumi nel quarto trimestre del 2010, salutato come un segnale di crescita dell’economia, non rappresenta altro che pura inflazione determinata dal deficit e dagli stimoli monetari della Riserva Federale.

La realtà è che le manovre monetarie e politiche fiscali espansive sono incompatibili con la crescita economica e ne creano solo l’illusione.

L’espansione monetaria creata dalla banca centrale americana non ha manifestato ancora i suoi effetti distruttivi all’interno perché l’inflazione viene, per ora, esportata all’esterno. Infatti, il dollaro godendo della invidiabile posizione di valuta di riserva, cioè di mezzo di pagamento internazionale, non segue le regole delle altre valute e permette agli Stati Uniti di indebitarsi, spendere e consumare più di quello che guadagnano e producono semplicemente perché la FED crea i dollari dal nulla. In questo modo gli USA possono espropriare risorse degli altri comprando beni e servizi all’estero con un potere d’acquisto fittizio come potrebbe fare qualsiasi contraffattore che clona una valuta a costo zero e la spende nel mercato a spese del potere d’acquisto degli altri. L’eccesso di dollari torna poi in patria per essere trasformato in titoli del tesoro cosicché i partner degli USA con gli stessi dollari finanziano il loro deficit incoraggiando un irresponsabile consumo di risorse. Essi hanno infatti poco incentivo ad usare il surplus di dollari per acquistare beni e servizi in quanto negli ultimi decenni le industrie americane hanno perso completamente competitività. Ma cosa succede alle valute dei partner degli USA? I dollari ottenuti in cambio dei beni esportati devono essere convertiti nelle rispettive valute per effettuare gli acquisti all’interno. Se le forze di mercato operassero liberamente, l’eccesso di dollari alzerebbe il prezzo delle valute con cui il dollaro si scambia e rivalutandosi rispetto a quest’ultimo farebbero rincarare il valore delle loro esportazioni. Per evitare il peggioramento delle ragioni di scambio, l’unica opzione a disposizione dei partner è quella di abbassare artificialmente il valore delle proprie valute attraverso espansioni monetarie competitive. Per mantenere stabile il cambio essi devono acquistare il surplus di dollari ricorrendo deliberatamente al quantitative easing. Quindi, quando la Federal Reserve apre il rubinetto dei dollari anche le altre banche centrali aprono quello delle proprie valute. I dollari acquistati vengono parcheggiati in titoli del tesoro permettendo così agli USA di mantenere bassi i tassi di interesse e di continuare a vendere il proprio debito. Tutto questo processo porta danni incalcolabili alle economie perché fa scattare un’inflazione mondiale “sincronizzata”.

In questo modo le banche centrali dei G-20 hanno pompato nell’economia un oceano di liquidità che non avendo alcuna relazione con i processi di produzione della ricchezza porta alla crescita dei prezzi delle materie prime, dei generi alimentari, del gonfiamento dei prezzi di borsa creando nei mercati effimere illusioni di prosperità. Di tutto questo, nel salotto economico di Davos naturalmente ci si è ben guardati dal parlarne.

L’ inflazione monetaria è, naturalmente anche il precursore di nuove bolle perché il denaro di nuova creazione filtra nelle economie prima di tutto attraverso il settore delle attività finanziarie incentivando investimenti speculativi, puntellando posizioni viziate, elargendo sussidi a gruppi privilegiati ed aggravando l’indebitamento generale fino all’esplosione di nuove crisi. I cosiddetti squilibri globali (global imbalances) non sono determinati da quelli delle bilance dei pagamenti come si racconta, ma sono le creature delle irresponsabili e metodiche politiche di manipolazione monetaria. Ai surplus commerciali dei paesi esportatori non corrisponde infatti un surplus di risparmio da investire nei paesi importatori ma dei fondi creati dalle banche di emissione che non costituiscono capitale perché non sono la controparte di una riduzione di consumi nel paesi con deficit commerciale. D’altra parte i tassi di cambio che dovrebbero riflettere il rapporto tra i poteri d’acquisto reali fra le valute vengono falsati dalle relative velocità di aumento delle espansioni monetarie che a loro volta ne determinano la velocità di svalutazione. Più un paese aumenta l’espansione monetaria, cioè la circolazione complessiva in rapporto alla produzione reale, più velocemente svaluta la propria moneta ed il suo potere d’acquisto. E poiché, in definitiva, le esportazioni si pagano con le importazioni, per uno stesso ammontare di importazioni si ottengono minori esportazioni. In breve, il paese esportatore si arricchisce di valuta ma impoverisce in termini di beni e servizi che riceve, cioè in termini di ricchezza reale. In un contesto di tassi fluttuanti e di guerra valutaria (dirty floating), chi sostiene che è l’espansione delle esportazioni a generare lo sviluppo economico assume implicitamente che un aumento delle esportazioni comporti automaticamente un aumento dei risparmi e quindi di stock di capitale, il che non è vero. Una valuta di un paese esportatore che perde valore abbassa le sue ragioni di scambio e ciò significa che dovrà esportare di più per ottenere lo stesso ammontare di beni, il che equivale a produrre di più ma ad essere pagati di meno. Un paese che gode di un genuino sviluppo economico, non è necessariamente quello che esporta di più ma quello in cui la produttività ed i redditi reali crescono più velocemente e perché ciò sia possibile è necessario che lo stock di capitale aumenti. In un contesto di instabilità monetaria l’equazione degli scambi viene falsata, la produzione distorta e la formazione di capitale minata.

Per questo motivo, in un contesto di valute inconvertibili, la forma peggiore di interventismo è quella monetaria e purtroppo non c’è limite al potere delle banche di emissione di espandere i mezzi monetari consentendo loro di perpetrare i più indegni abusi. Questi abusi naturalmente sono strettamente collegati al finanziamento dei governi bancarottieri da parte del sistema bancario che acquista titoli di debito emessi dalle loro tesorerie. A questo riguardo l’Europa è tanto irresponsabile quanto gli Stati Uniti. I governi di entrambi i paesi non essendo più in grado di ripagare il loro debito lo rinnovano attraverso l’emissione di nuovo debito che non ha altra garanzia se non quella di altri titoli di debito che vengono emessi allo stesso modo in un processo di cui non si vede la fine. Non c’è nessuna creazione di valore in questo meccanismo: questi titoli infatti non producono alcun reddito ma rappresentano solo consumo perpetuato su scala gigantesca che ingoia il capitale reale della collettività.

I governi non producendo nulla, non hanno mezzi per pagare interessi e dovranno attingere da chi questi mezzi produce. Ma non essendoci nell’economia privata incrementi di produttività e, quindi, maggiore prodotto con cui pagare i maggiori interessi, i governi o ricorreranno a nuove dosi di debito o al mezzo illegittimo e disonesto dell’inflazione per svalutarli. Ormai le politiche monetarie e fiscali non hanno più nessun nesso con la creazione di valore nell’economia. Esse ammorbano tutta l’atmosfera economica ed impediscono alle strutture economiche di adattarsi a rapidi mutamenti.

In questo clima “bellico”, di instabilità monetaria, di guerre valutarie, di debiti e di generale incertezza non ci può essere crescita economica reale ma solo impoverimento progressivo.

Le premesse di una ripresa economica non effimera stanno nella stabilità valutaria e nella ricostituzione dello stock di capitale effettivo dissipato nella crisi precedente e affinché ciò avvenga il risparmio della collettività deve aumentare relativamente al consumo. E’ l’ammontare di capitale a determinare la capacità del sistema economico di produrre beni e servizi, di creare occupazione, di aumentarne la produttività e di permettere ai consumatori di acquistare beni durevoli a credito. Purtroppo l’ortodossia economica pensa che il sistema economico abbia sempre capitale a sufficienza e che i problemi economici si risolvano con le iniezioni di liquidità, con la spesa, con i consumi e con provvedimenti legislativi, insomma con un orgia di interventismo piuttosto che incentivando il risparmio e la produzione. Così la crisi dell’organismo economico si dovrebbe risolvere prolungandone la malattia.

Stiamo vivendo un inquietante regresso dell’evoluzione economica, ma crediamo che siano ancora pochi ad averne piena coscienza.

(fonte: Chicago-blog)

domenica 30 gennaio 2011

I “DITTATORI” NON DETTANO LEGGE. OBBEDISCONO SOLO AGLI ORDINI

IL MOVIMENTO DI PROTESTA IN EGITTO


DI MICHEL CHOSSUDOVSKY
globalresearch.ca

Il regime di Mubarak potrebbe crollare di fronte al vasto movimento nazionale di protesta... Quali Prospettive per l'Egitto e Il mondo arabo?

I "Dittatori" non dettano legge, essi obbediscono agli ordini. Questo è vero in Tunisia, Algeria ed Egitto. 

I dittatori sono sempre burattini politici. I dittatori non decidono. 

Il Presidente Hosni Mubarak è stato un fedele servitore degi interessi economici occidentali e così lo è stato Ben Ali. 

Il Governo nazionale e l'oggetto del movimento di protesta. L'obiettivo è quello di spodestare il burattino, piuttosto che il burattinaio. Gli slogan in Egitto sono "Abbasso Mubarak, abbasso il regime". Nessun manifesto anti-Americano è stato segnalato ... L'influenza dominante e distruttiva degli Stati Uniti in Egitto e in tutto il Medio Oriente resta nell’ombra. 

Le potenze straniere che operano dietro le quinte sono schermate dal movimento di protesta. 

Non si verificherà nessun cambiamento politico significativo a meno che il problema dell'interferenza straniera non sia affrontata significativamente dal movimento di protesta. 





L'Ambasciata statunitense che al Cairo è un’importante soggetto politico che immancabilmente offusca il Governo nazionale, non è un obiettivo del movimento di protesta. 

In Egitto è stato istituito nel 1991 un devastante programma del FMI al culmine della Guerra del Golfo. Esso è stato negoziato in cambio dell'annullamento del debito militare multimiliardario (in dollari)dell'Egitto nei confronti degli Stati Uniti in aggiunta alla sua partecipazione alla guerra. Come risultato la deregulation dei prezzi alimentari, la vasta privatizzazione e le massicce misure di austerità hanno portato a un impoverimento della popolazione egiziana e la destabilizzazione della sua economia. Il governo di Mubarak è stato elogiato come un "allievo del FMI" modello. 

Il ruolo del governo di Ben Ali in Tunisia è stato quello di far rispettare la mortale medicina economica del FMI, che in un periodo di oltre venti anni è servito a destabilizzare l'economia nazionale e impoverire la popolazione tunisina. Nel corso degli ultimi 23 anni, la politica economica e sociale della Tunisia è stata dettata dal "Consenso” di Washington. 

Sia Hosni Mubarak che Ben Ali sono rimasti al potere perché i loro governi hanno obbedito ai diktat del FMI e li hanno applicati efficacemente. 

Da Pinochet e Videla a Baby Doc, Ben Ali e Mubarak, da Washington sono stati installati dittatori. Storicamente in America Latina i dittatori sono stati insediati attraverso una serie di colpi di stato militari sponsorizzati dagli USA. Nel mondo di oggi, essi sono installati attraverso "elezioni libere e corrette", sotto la sorveglianza della "comunità internazionale".

Il nostro messaggio al movimento di protesta: 

Le decisioni operative sono prese a Washington DC, presso il Dipartimento di Stato americano, al Pentagono, a Langley, il quartier generale della CIA, in H Street NW, il quartier generale della Banca Mondiale e del FMI.

Le relazioni del "dittatore" con interessi stranieri devono essere affrontate. Spodestare i burattini politici, ma non dimenticate di mettere nel mirino i "dittatori reali". 

Il movimento di protesta dovrebbe concentrarsi sulla sede reale dell’autorità politica; dovrebbe avere come obiettivo l'ambasciata statunitense, la delegazione dell'Unione europea, le rappresentanze nazionali del FMI e della Banca mondiale. 

Il cambiamento politico significativo può essere garantito solo se l'agenda di politica economica neoliberista viene gettata via. 

Regime di ricambio 

Se il movimento di protesta non non indirizza le proprie energie sul ruolo esercitato da potenze straniere, tra cui le pressioni esercitate dagli "investitori", creditori esterni e istituzioni finanziarie internazionali, l'obiettivo della sovranità nazionale non sarà raggiunto. Nel qual caso, ciò che accadrà è un processo ristretto di "sostituzione di regime", che assicura la continuità politica. 

I "dittatori" vengono insediati e spodestati. Nel momento in cui sono screditati politicamente e non servono più gli interessi dei loro sponsor USA, vengono sostituiti da un nuovo leader, spesso reclutato tra le fila dell'opposizione politica. 

In Tunisia, l'amministrazione Obama ha già preso posizione. Essa intende svolgere un ruolo chiave nel “programma di democratizzazione" (cioè lo svolgimento di elezioni cosiddette eque). Essa intende anche usare la crisi politica come un mezzo per indebolire il ruolo della Francia e consolidare la sua posizione in Nord Africa: "Gli Stati Uniti, che sono stati svelti a farsi un’idea dell'ondata di protesta per le strade della Tunisia, stanno cercando di ricavarne il loro tornaconto per imporre riforme democratiche nel paese e non solo. 

L'inviato di alto livello degli Stati Uniti per il Medio Oriente, Jeffrey Feltman, è stato il primo funzionario straniero ad arrivare nel Paese dopo che il presidente Zine El Abidine Ben Ali è stato estromesso il 14 gennaio e rapidamente ha reclamato le riforme. Martedì ha detto che solo elezioni libere e giuste possono dare credibilità alla tormentata leadership dello stato nord africano e rafforzarla. 

"Certamente mi aspetto che andremo ad utilizzare l'esempio della Tunisia" in colloqui con altri governi arabi, ha aggiunto l’assistente del Segretario di Stato Feltman. 

È stato spedito nel paese nordafricano per offrire l’aiuto degli Stati Uniti nella turbolenta transizione del potere, eha incontrato i ministri tunisini e personaggi della società civile.

Feltman si reca poi a Parigi mercoledì per discutere della crisi con i dirigenti francesi, favorendo l'impressione che gli Stati Uniti stiano guidando il sostegno internazionale per una nuova Tunisia, a scapito della sua ex potenza coloniale, la Francia. ...

Le nazioni occidentali hanno a lungo sostenuto la leadership tunisina ora estromessa, vedendola come un baluardo contro i militanti islamici nella regione del Nord Africa. 

Nel 2006, l'allora Segretario alla Difesa americano Donald Rumsfeld, parlando a Tunisi, ha elogiato l'evoluzione del paese. 

Il Segretario di Stato americano Hillary Clinton è agilmente intervenuta con un discorso a Doha il 13 gennaio ammonendo i leader arabi che se non permetteranno maggiore libertà ai loro cittadini c’è il rischio che gli estremisti sfruttino la situazione. 

" Non c'è dubbio che gli Stati Uniti stanno cercando di posizionarsi molto rapidamente dalla parte conveniente ,..." " AFP: USA aiutano il successo del modello della rivolta tunisina .


Washington avrà successo nell’installare un nuovo regime fantoccio? 

Molto dipende dalla capacità del movimento di protesta di affrontare il ruolo insidioso degli Stati Uniti negli affari interni del paese. 

I sovrastanti poteri dell’impero non sono menzionati. Con amara ironia, il presidente Obama ha espresso il suo sostegno al movimento di protesta. 

Molte persone all'interno del movimento di protesta sono portate a credere che il presidente Obama sia impegnato per la democrazia e i diritti umani, e sostiene la risoluzione dell'opposizione di spodestare un dittatore, che è stato in primo luogo installato dagli USA. 

Cooptazione dei leader dell'opposizione

La cooptazione dei leader dei principali partiti di opposizione e organizzazioni della società civile, in previsione del crollo di un governo fantoccio autoritario fa parte del disegno di Washington, applicato in diverse regioni del mondo.

Il processo di cooptazione è attuato e finanziato da fondazioni con sede negli Stati Uniti tra cui il National Endowment for Democracy (NED) e Freedom House (FH) -sia la FH che il NED hanno legami con il Congresso degli Stati Uniti- il Council on Foreign Relations (CFR), e la classe dirigente del business negli Stati Uniti. Sia il NED e FH sono noti per avere legami con la CIA.

Il NED è coinvolta attivamente in Tunisia, Egitto e Algeria. Freedom House supporta diverse organizzazioni della società civile in Egitto.


"Il NED è stato istituito con l'amministrazione Reagan dopo il ruolo della CIA negli sforzi tesi a finanziamenti segreti per rovesciare i governi stranieri è stato portato alla luce, portando al discredito dei movimenti, partiti, riviste, libri, giornali e individui che hanno ricevuto finanziamenti dalla CIA. .. . Come dotazione bipartisan, con la partecipazione dei due maggiori partiti, così come dell'AFL-CIO e della Camera di Commercio degli Stati Uniti, il NED ha preso l’impegno per i finanziamenti atti a rovesciare i movimenti stranieri, ma apertamente e sotto la rubrica della "promozione della democrazia". (Stephen Gowans, Gennaio 2011" Cosa c'è di sinistra "


Mentre gli Stati Uniti hanno sostenuto il governo di Mubarak negli ultimi trenta anni, le fondazioni degli Stati Uniti con legami con il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e il Pentagono hanno sostenuto attivamente l'opposizione politica tra cui il movimento della società civile. Secondo Freedom House: " la società civile egiziana è sia vibrante che vincolata. Ci sono centinaia di organizzazioni non-governative destinate ad ampliare i diritti civili e politici nel paese, che operano in un ambiente altamente regolamentato." ( Freedom House Comunicati Stampa ). 

Con una amara ironia, Washington sostiene la dittatura di Mubarak, comprese le sue atrocità, mentre fornisce anche il sostegno e il finanziamento ai suoi detrattori, attraverso le attività di FH, la NED, tra gli altri.
Gli sforzi di Freedom House per dare autorità a una nuova generazione di sostenitori ha prodotto risultati concreti e il programma della New Generation in Egitto ha guadagnato importanza sia a livello locale che internazionale. I membri egiziani di tutti i gruppi della società civile hanno ricevuto [maggio 2008] attenzioni e riconoscimenti senza precedenti, compresi dei meeting a Washington con il segretario di Stato americano, la National Security Advisor, e importanti membri del Congresso. Nelle parole di Condoleezza Rice, essi rappresentano la "speranza per il futuro dell'Egitto". FreedomHouse,


Doppio colloquio politico: conversare con "dittatori", confondersi con i "dissidenti"

Sotto gli auspici della Freedom House, i dissidenti e gli oppositori egiziani di Hosni Mubarak, sono stati ricevuti nel maggio 2008 da Condoleezza Rice al Dipartimento di Stato e al Congresso degli Stati Uniti

Nel maggio del 2009, Hillary Clinton ha incontrato una delegazione di dissidenti egiziani, in visita a Washington sotto l'egida della Freedom House. (Vedi sotto). Ci sono state riunioni ad alto livello. Questi gruppi dell’opposizione, che giocano un ruolo importante nel movimento di protesta, sono criticati perchè accusati di servire gli interessi americani. L’America è presentata come un modello di libertà e giustizia. L’invito di dissidenti al Dipartimento di Stato e al Congresso pretende di infondere un sentimento di impegno e fedeltà verso i valori democratici americani. 

Tali riunioni ad alto livello si sono svolte una settimana prima della visita di Obama in Egitto: . 

Segretario di Stato americano Hillary Clinton ha elogiato il lavoro di un gruppo di attivisti della società civile egiziana ha incontrato oggi e ha detto che era in Egitto interesse a muoversi verso la democrazia e ad esporre più rispetto per i diritti umani. . 

I 16 attivisti incontrato Clinton e in seguito, assistente Segretario di Stato per gli Affari del Vicino Oriente Jeffrey Feltman a Washington al termine di una borsa di studio di due mesi organizzato dal programma di Freedom House's New Generation. . 

I borsisti sollevato preoccupazioni su ciò che essi percepiscono come il governo degli Stati Uniti le distanze dal egiziana della società civile e ha invitato il presidente Obama per incontrare i giovani attivisti della società civile indipendente, durante la sua visita al Cairo la settimana prossima. Essi hanno inoltre esortato l'amministrazione Obama di continuare a fornire politico e il sostegno finanziario per la società civile egiziana e per contribuire ad aprire lo spazio per le organizzazioni non governative, che è strettamente limitato ai sensi di emergenza legge di lunga data di Egitto. 

I borsisti Clinton ha detto che il momento era già costruendo in Egitto di una maggiore e dei diritti umani civili e che sostegno degli Stati Uniti in questo momento è urgentemente necessario. Essi hanno sottolineato che la società civile rappresenta un moderato e pacifico "terza via" in Egitto, in alternativa agli elementi autoritari nel governo e quelli che sposano governo teocratico. (Freedom House, maggio 2009)

Durante la loro borsa, gli attivisti hanno trascorso una settimana a Washington, che ricevono una formazione in difesa e ottenere uno sguardo all'interno degli Stati Uniti la democrazia funziona così. Dopo la loro formazione, i borsisti sono stati abbinati con le organizzazioni della società civile in tutto il paese in cui hanno condiviso esperienze con i colleghi statunitensi. Gli attivisti si concluderà il loro programma ... visitando funzionari del governo degli Stati Uniti, i membri del Congresso, i media ei gruppi di riflessione. " ( Freedom House , maggio 2009, enfasi aggiunta)

Questi i gruppi della società civile di opposizione - che sono attualmente giocando un ruolo importante nel movimento di protesta - sono sostenuti e finanziati dagli Stati Uniti. Essi indelebile servire gli interessi degli Stati Uniti. 

L'invito dei dissidenti egiziani al Dipartimento di Stato e del Congresso degli Stati Uniti pretende anche di infondere un senso di impegno e di fedeltà ai valori democratici americani. L'America è presentato come un modello di libertà e giustizia. Obama è accolto come un "Role Model".


Dissidenti egiziani, ricercatori di Freedom House a Washington DC (2008 )



Il segretario di Stato Hillary Clinton parla con "attivisti egiziani promotori della libertà e la democrazia, in visita attraverso l'organizzazione Freedom House, prima delle riunioni del Dipartimento di Stato a Washington, DC, 28 maggio 2009 ". [Confronta le due immagini della delegazione 2008 ricevuto da Condoleezza Rice, e la delegazione 2009 che incontra Hillary Clinton nel maggio 2009).



Hillary Clinton e Hosni Mubarak a Sharm el Sheik, settembre 2010



Condoleeza Rice conversa con Hosni Mubarak? "La speranza per il futuro dell'Egitto".




Condoleezza Rice parla a Freedom House. Quarta da sinistra.





I burattinai sostengono il movimento di protesta contro i loro stessi burattini

I burattinai supportano il dissenso contro i propri burattini? 

Si chiama "effetto leva politico", " fabbricazione del dissenso". Sostenere il dittatore e gli oppositori del dittatore come un mezzo per controllare l'opposizione politica. 

Queste azioni da parte di Freedom House e del National Endowment for Democracy per conto delle amministrazioni Bush e Obama, garantiscono che l’opposizione della società civile finanziata dagli USA non riesce a dirigere le proprie energie contro i burattinai dietro il regime di Mubarak, e cioè il governo degli Stati Uniti. 

Queste organizzazioni della società civile finanziate dagli Stati Uniti agiscono come un "cavallo di Troia", incorporato all'interno del movimento di protesta. Esse proteggono gli interessi dei burattinai. Essi assicurano che il movimento di protesta popolare non affronterà la questione più ampia dell’ingerenza straniera negli affari degli Stati sovrani. 

I bloggers Twitter e Facebook sostenuti e finanziati da Washington

In relazione al movimento di protesta in Egitto, alcuni gruppi della società civile finanziati dalle fondazioni con sede negli Stati Uniti hanno portato la protesta su Twitter e Facebook: 

" Gli attivisti del movimento egiziano di Kifaya Egitto (numerosi) - una coalizione di oppositori del governo – e il Movimento Giovanile 6 aprile ha organizzato le proteste sui siti web di Social networking Facebook e Twitter. Le notizie occidentali hanno riportato che Twitter sembra essere bloccato in Egitto dopo Martedì." (Vedi Voice of America,, Egitto sconvolto da letali proteste anti-governative


Il movimento Kifaya, che ha organizzato una delle prime azioni dirette contro il regime di Mubarak nel 2004, è sostenuto dall’International Center for Non-Violent Conflict con sede negli Stati Uniti. A sua volta, Freedom House è stata coinvolta nella promozione e nella formazione dei blog Facebook e Twitter in Medio Oriente e Nord Africa: 

I membri locali di Freedom House hanno acquisito competenze nella mobilitazione civica, leadership e pianificazione strategica, e su come beneficiare di opportunità di networking attraverso l'interazione con i donatori basati a Washington, le organizzazioni internazionali e i media. Dopo il ritorno in Egitto, questi soci hanno ricevuto piccole sovvenzioni destinate a realizzare iniziative innovative, come sostenere le riforme politiche attraverso Facebook e la messaggistica SMS.

Dal 27 Febbraio al 13 Marzo [2010], la Freedom House ha ospitato 11 blogger provenienti dal Medio Oriente e Nord Africa [da diverse organizzazioni civili] per un Advanced New Media Study Tour di due settimane a Washington, DC. Lo Study Tour ha fornito ai bloggers una formazione nella sicurezza digitale, produzione di video digitali, sviluppo di messaggi e cartografia digitale. Durante il soggiorno, hanno anche partecipato ad un briefing del Senato, e si sono incontrati con funzionari di alto livello a USAID, al [Dipartimento] di Stato e al Congresso così come con media internazionali tra cui Al-Jazeera e il Washington Post. 
www.freedomhouse.org enfasi aggiunta


Si può facilmente comprendere l'importanza attribuita dal governo statunitense a questo "programma di formazione" per blogger, accoppiato con riunioni ad alto livello presso il Senato degli Stati Uniti, il Congresso, il Dipartimento di Stato, ecc. 

Il ruolo del movimento di Facebook e Twitter come espressione di dissenso, deve essere attentamente valutato alla luce dei legami di varie organizzazioni della società civile con Freedom House (FH), National Endowment for Democracy (NED) e il Dipartimento di Stato americano. BBC World News (trasmesso in Medio Oriente), citando i messaggi Internet egiziani ha riferito sull’"invio di denaro ai gruppi pro-democrazia da parte degli Stati Uniti". (BBC World News, 29 gennaio 2010) 

I Fratelli Musulmani

I Fratelli Musulmani in Egitto rappresentano il segmento più importante dell'opposizione al presidente Mubarak. Secondo i rapporti, i Fratelli Musulmani dominano il movimento di protesta. 

Mentre vi è un divieto costituzionale contro i partiti politici religiosi, membri della Fratellanza eletti al parlamento egiziano come "indipendenti" rappresentano il più vasto blocco parlamentare. 

La Fratellanza, tuttavia, non costituisce una minaccia diretta per gli interessi strategici e economici di Washington nella regione. Agenzie di intelligence occidentali hanno una lunga storia di collaborazione con la Fratellanza. Il sostegno della Gran Bretagna alla Confraternita attraverso il Servizio Segreto britannico risale al 1940. A partire dagli anni ‘50, secondo l'ex funzionario di intelligence William Baer, "La CIA [incanalò] sostegno ai Fratelli Musulmani a causa della" lodevole la capacità della Confraternita di rovesciare Nasser". 1954-1970: CIA e la Fratellanza Musulmana alleati per opporsi al presidente egiziano Nasser , questi collegamenti sotto copertura per la CIA sono stati mantenuti nel periodo post-Nasser. 

Considerazioni conclusive

La rimozione di Hosni Mubarak è stata, per diversi anni, sul tavolo di lavoro della politica estera statunitense. 

La sostituzione del regime serve a garantire la continuità, pur fornendo l'illusione che un cambiamento politico significativo si è verificato. 

L’agenda di Washington per l'Egitto è stato quella di "dirottare il movimento di protesta" e sostituire il presidente Hosni Mubarak, con un nuovo capo di Stato fantoccio compiacente. 

L’obiettivo di Washington è quello di sostenere gli interessi delle potenze straniere, per sostenere il programma economico neoliberista, che è servito a impoverire la popolazione egiziana. 

Dal punto di vista di Washington, la sostituzione del regime non richiede più l'installazione di un regime autoritario militare come nel periodo di massimo splendore dell'imperialismo degli Stati Uniti, ma può essere attuato dalla cooptazione dei partiti politici, tra cui la sinistra, il finanziamento dei gruppi della società civile, infiltrando il movimento di protesta e la manipolazione delle elezioni nazionali. 

Con riferimento al movimento di protesta in Egitto, il presidente Obama ha dichiarato in una trasmissione video 28 gennaio su Youtube: "Il governo non deve ricorrere alla violenza". La questione più fondamentale è: qual’è la fonte di tale violenza? 
L'Egitto è il maggior beneficiario degli aiuti militari statunitensi dopo Israele. L'esercito egiziano è considerato la base di potere del regime di Mubarak. 

"L'esercito egiziano e le forze di polizia sono equipaggiate con oltre un 1 miliardo di dollari in aiuti militari all’anno da Washington. ... Quando gli Stati Uniti descrivono ufficialmente l’ Egitto come" un alleato importante "è accortamente riferito al ruolo di Mubarak come un avamposto per le operazioni militari americane e della loro guerra sporca in Medio Oriente e non solo. E’ evidente per i gruppi internazionali per i diritti umani che innumerevoli “persone sospette” prelevate dalle forze USA nei loro vari territori in operazioni criminali sono segretamente scaricati in Egitto per “pesanti interrogatori”.
Il paese serve come una grande "Guantanamo" del Medio Oriente, opportunamente oscurato dagli interessi pubblici degli Stati Uniti e sollevato di sottigliezza giuridica riguardo ai diritti umani ". (Finian Cunningham, Egypt: US-Backed Repression is Insight for American Public, Global Research, January 28, 2010) Le politiche degli Stati Uniti hanno imposto all'Egitto e al mondo arabo per più di 20 anni, assieme al "libero mercato", le riforme e la militarizzazione del Medio Oriente che sono la causa principale della violenza di Stato. 

L’intento dell’America è quello di utilizzare il movimento di protesta per installare un nuovo regime. 

Il movimento del popolo dovrebbe reindirizzare le proprie energie: identificate il rapporto tra l'America e "il dittatore". Disarcionate il burattino politico dell’America, ma non dimenticate di porre come obiettivo i "dittatori reali". 

Deviate il processo di cambiamento di regime. 

Smantellate le riforme neoliberiste. 

Chiudete le basi militari statunitensi in Egitto e nel mondo arabo. 

Stabilite un governo veramente sovrano. 

Michel Chossudovsky
Fonte: www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=22993
29.01.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ETTORE MARIO BERNI