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giovedì 5 maggio 2011

Il disastro ambientale del Cavaliere


di Giovanna Ricoveri.

Meno nota e non sempre sotto i riflettori, la (non) politica ambientale dei vari governi Berlusconi ha provocato effetti disastrosi da molti punti di vista: la salute, la fertilità dei suoli, la sicurezza alimentare, il riscaldamento climatico, le frane e le alluvioni. Oltre a distruggere il nostro ecosistema, ha un costo economico e sociale enorme che ricade soprattutto sui soggetti più deboli.


Il problema

Il filo rosso che attraversa e orienta la politica ambientale dei governi Berlusconi dal 1994 ad oggi è efficacemente espresso dallo slogan «Padroni a casa propria», con cui Forza Italia vinse le elezioni politiche del 1994. Questo slogan, usato ripetutamente a sostegno delle scelte liberiste della politica ambientale, ne esprime bene anche le ambiguità: dichiara di voler sostenere la libertà individuale di tutti i cittadini, mentre nella sostanza serve a costruire e foraggiare l’alleanza con le forze della rendita, della speculazione, degli affari e spesso della malavita organizzata. L’ambientalismo berlusconiano si fonda sull’ideologia del «mercato senza regole», della privatizzazione di tutto quello che è «comune» o statale, dell’equiparazione tra il pubblico e il privato, della cancellazione dello Stato ridotto a impresa.

Tra il berlusconismo e l’ambiente esiste una contrapposizione insanabile e a priori: il primo si basa sul privato e sull’arricchimento individuale, sull’appropriazione individuale delle risorse naturali, sociali e culturali, sul governo della cosa pubblica da parte di un comitato d’affari; il secondo, sul pubblico e sulle regole, sui beni comuni, sul rispetto della natura e dei suoi cicli vitali, sulla giustizia ambientale oltre che su quella sociale, sulla democrazia intesa come partecipazione dei cittadini alle scelte che regolano la loro vita.

Negli anni Ottanta, e in particolare con la caduta del Muro di Berlino, l’ideologia del libero mercato ha fatto breccia anche nelle forze politiche di sinistra – in tutta la gamma delle sue articolazioni – e questo ha aperto un varco importante per il diffondersi in Italia di una destra populista, che si autodefinisce «liberale». Il rispetto delle regole e il controllo sulla loro applicazione non fanno parte del resto della tradizione italiana, come avviene in altri paesi europei; la cultura ecologista è nata in Italia molto più tardi che nel resto d’Europa e «il mattone» è un male antico, che trovava giustificazione in passato quando il paese era povero e la casa di proprietà era un fattore di sicurezza, e ne trova una anche oggi perché il costo delle abitazioni e il livello degli affitti è proibitivo per la stragrande maggioranza della popolazione rispetto al livello dei salari, molto di più di quanto non avvenga negli altri paesi europei. L’edilizia continua inoltre a essere considerata il motore o volano dello sviluppo da parte delle forze produttive – imprenditoriali e del lavoro – senza alcun serio ripensamento sui limiti intrinseci e sulla pochezza di un tale modello di sviluppo.

Nel secondo dopoguerra, anche in Italia c’è stata una stagione positiva di pianificazione territoriale e una «primavera» ambientale, che hanno prodotto strumenti e leggi di regolazione, ora nel mirino della destra al potere. Il berlusconismo, coadiuvato dalla Lega, ha cavalcato la situazione dando dignità di progetto politico a un disegno reazionario, senza trovare un’opposizione convinta da parte delle forze politiche di sinistra. Nella politica ambientale di questo governo c’è molta arroganza ma anche ignoranza sul ruolo insostituibile delle regole nella convivenza umana e dei servizi ecosistemici che la natura offre gratuitamente a tutti noi.

Gli effetti sono disastrosi da molti punti di vista: la salute, la fertilità dei suoli, la sicurezza alimentare, il riscaldamento climatico, le frane e le alluvioni, e hanno anche un notevole costo economico che pesa sulle casse dello Stato e che potrebbe essere evitato con politiche di prevenzione. Questa politica ambientale è inoltre iniqua e ingiusta, perché il suo costo ricade soprattutto sui soggetti più deboli – bambini, anziani e meno abbienti – e appare tanto più grave in un paese come l’Italia geologicamente giovane, fragile e instabile dal punto di vista idrogeologico sia nella pianura padana che lungo l’Appennino.

Uno sguardo d’insieme

La politica ambientale dei governi Berlusconi – che resta tale anche quando è una non politica, perché l’assenza di norme è in questo caso funzionale al progetto – ha spaziato fin dall’inizio in tutte le direzioni, usando tattiche diverse a seconda delle opportunità, sempre allo scopo di ottenere il consenso del popolo, che di quelle scelte e non scelte è comunque chiamato a pagare il prezzo maggiore.

Ha tagliato fin dagli inizi il bilancio del ministero dell’Ambiente fino al 60 per cento di quest’anno e ne ha ridimensionato il ruolo modificandone la legge istitutiva; non ha finanziato nessuno dei piani di riforestazione, la cui realizzazione spetta alle regioni; nel gennaio 2010 ha concesso a quest’ultime libertà di deroga sui calendari della caccia stabiliti dalla legge 157 dell’11 febbraio 1992 per gli uccelli migratori e alcuni mammiferi come cervi, caprioli e cinghiali, con conseguenze negative sulla biodiversità; ha negato l’esistenza del cambiamento climatico in molte dichiarazioni ufficiali e paga all’Unione Europea 42 euro al secondo per violazione degli accordi climatici; usa il milleproroghe – il decreto del Consiglio dei ministri per «prorogare o risolvere disposizioni urgenti entro la fine dell’anno in corso» – per cancellare, reintegrare o istituire norme e finanziamenti come nel caso della detrazione fiscale del 55 per cento sulla spesa di riqualificazione energetica degli edifici già esistenti; o, peggio ancora, per smembrare il Parco dello Stelvio tra le province di Trento e Bolzano e la regione Lombardia e «ringraziare» in questo modo i deputati della Svp che si sono astenuti sulla mozione di sfiducia il 14 dicembre 2010; inserisce norme ambientali in coda a leggi che si occupano d’altro o gioca sulle parole per dire e non dire, come nel caso della legge sulla prima sanatoria edilizia del 1994 dove un articolo esclude dal condono le volumetrie superiori a 750 mc per edificio mentre un altro articolo precisa che l’esclusione non riguarda la volumetria dell’intero edificio ma la singola domanda di condono: basta dunque presentare due domande, per aggirare l’ostacolo. Last but not least, il federalismo demaniale approvato dal Consiglio dei ministri il 20 maggio 2010, che trasferisce agli enti locali i beni del demanio patrimoniale dello Stato, al fine della loro «valorizzazione ambientale»: ma che cosa ci può essere di ambientale nella messa sul mercato dei beni pubblici? L’idea è quella che i «gioielli di famiglia» possano restare pubblici anche se dati in gestione al privato, che ne trae un profitto con cui compensare il taglio dei trasferimenti da parte dello Stato. L’esperienza dell’acqua, in Italia e nel mondo, dimostra che la gestione privata di un bene comune serve solo a privatizzare quel bene e, con esso, lo Stato e il pubblico in generale.

Condoni edilizi e morte dell’urbanistica

Urbanistica e assetto idrogeologico del suolo sono i due terreni privilegiati della controriforma ambientale berlusconiana. Per sostenere l’edilizia, e quindi con il consenso trasversale di cittadini, costruttori, speculazione edilizia, lobby del cemento e sempre più spesso della mafia e della camorra, il governo Berlusconi ha realizzato due condoni edilizi (rispettivamente nel 1994 e nel 2003), mentre un terzo è nell’aria; ha abolito l’Ici (2008) sulla prima casa per tutti indipendentemente dalla tipologia dell’abitazione e dal livello di reddito del proprietario; ha approvato un piano di edilizia abitativa (2009) da realizzare con l’ampliamento delle abitazioni esistenti senza alcuna considerazione dei servizi pubblici che tale piano richiede e che graveranno sulla spesa pubblica. Il piano stenta a decollare per vincoli burocratici, affermano governo e Confindustria. Era già stato realizzato abusivamente, fa capire l’Istat quando informa che nei dieci anni precedenti 24 mila alloggi (e 87 mila stanze) in media ogni anno erano già stati ampliati, abusivamente e illegalmente.

Il primo condono, subito dopo l’ingresso di Berlusconi a Palazzo Chigi, era una promessa fatta in campagna elettorale, con lo slogan: «Padroni a casa propria». Il condono riguardava tutte le costruzioni abusive anche quelle realizzate nelle zone ecologicamente fragili e soggette a rischio frana, nelle aree a elevato livello di biodiversità e in quelle soggette a vincolo paesaggistico, e quindi con divieto di edificazione in base alla legge Galasso (n. 431 del 1985), perché vicine a fiumi o sulla riva dal mare; la disposizione mirava a consentire ai fiumi di avere lo spazio di espansione nei periodi di piena. Quel condono rispondeva del resto a una domanda popolare diffusa anche perché le costruzioni abusive non erano più opera della vecchia borghesia parassitaria e dei grossi speculatori sulle aree del secondo dopoguerra ma di gruppi medi di proprietari e di esponenti della nuova borghesia commerciale. La legge di condono 724 del 23 dicembre 1994 si intitolava «Misure di razionalizzazione della finanza pubblica», evidenziando un altro punto fermo della politica berlusconiana, far credere ai cittadini che il nuovo governo alimenta le casse dello Stato con le entrate della sanatoria «senza mettere le mani nelle tasche degli italiani». Era una grandissima bugia, perché i costi di urbanizzazione a carico dello Stato sono stati, in questo caso, almeno 5 volte superiori alle entrate.

Il secondo condono (decreto legge 269 del 2003) è servito soprattutto a sanare il cambiamento della destinazione d’uso di magazzini e capannoni in piccole attività artigianali, palestre, supermercati e centri commerciali, discoteche e altre attività terziarie necessarie al modello di sviluppo del Nord-Est ora in crisi e alla trasformazione della pianura padana in un continuo urbano senza forma né identità. Anche in questo caso, la legge aveva un titolo ambiguo: «Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell’andamento dei conti pubblici». L’esiguità delle somme stanziate per lo sviluppo – 50 milioni di euro per la riqualificazione urbanistica e 100 per la sicurezza idrogeologica – rivelarono subito l’imbroglio del titolo, che dice una cosa diversa da quella che si sta facendo.

L’abusivismo dell’era berlusconiana è un piaga storica, che la legislazione urbanistica del secondo dopoguerra non è riuscita a debellare perché l’abusivismo porta voti e perché lo Stato italiano non ha né la forza né l’autorità per far rispettare le sue leggi, specie in materia di edilizia; non per una predisposizione alla trasgressione del popolo italiano, come ha recentemente precisato Paolo Berdini (Breve storia dell’abuso edilizio in Italia, Donzelli 2010). Con i governi Berlusconi questa piaga non è più un costo da pagare ma un’opportunità da utilizzare: l’illegalità nelle costruzioni è pertanto diventata permanente. L’abusivismo edilizio tollerato, e anzi «atteso», esprime anche il tentativo di chiudere definitivamente la stagione delle leggi di regolazione urbanistica e territoriale, che avevano dato agli enti locali gli strumenti per il controllo della rendita fondiaria: l’esproprio a prezzi agricoli della aree da edificare e l’abbattimento degli edifici costruiti illegalmente. Il poker delle leggi importanti, per il periodo preso in esame, era costituito dalle seguenti leggi (tra altre): la 167 del 1962 per l’edilizia economica e popolare, la 765 del 1967 contro l’abusivismo nei centri storici, la 10 del 1978 sull’edificabilità dei suoli, la 457 del 1978 sull’edilizia residenziale.

I costi ambientali dei condoni edilizi sono molto elevati da molti punti di vista, primo tra tutti la devastazione del territorio che è in larga misura irreversibile, e quindi non quantificabile. Può essere in parte reversibile, ma a un costo elevato e nei tempi lunghi. I suoi effetti negativi dipendono da un consumo di suolo superiore a quello ecologicamente e socialmente sostenibile; dalla scomparsa di aree verdi e agricole essenziali per respirare e per un’agricoltura sana; dalla deturpazione del paesaggio; da un sistema di trasporti caotico che insegue gli insediamenti senza mai raggiungerli; dall’inquinamento idrico per la mancanza di fognature; dal degrado sociale e umano di chi è costretto a vivere lontano dai servizi e dalle scuole, senza negozi, parchi, librerie, teatri e spazi pubblici. Costi elevati si calcolano anche nell’industria edile – da quelli legati al ciclo del cemento scavato nell’alveo dei fiumi agli incidenti sul lavoro nei cantieri privi di controlli.

Già verso la fine degli anni Ottanta la pianificazione urbanistica e territoriale cedeva il passo all’urbanistica contrattata e alla privatizzazione dell’urbanistica, che consegnava le trasformazioni del territorio alla proprietà immobiliare, con il consenso e anche il concorso della sinistra entrata nell’ottica del mercato, in particolare di alcune amministrazioni come il comune di Roma delle giunte Rutelli e Veltroni. Al cuore delle politiche di privatizzazione delle nostre città c’è la proposta presentata dall’onorevole Maurizio Lupi di riforma della legge urbanistica del 1942, che da anni il governo di destra cerca di far passare in parlamento. L’obiettivo della proposta è liquidare i piani regolatori e «convincere» le amministrazioni pubbliche a scendere a patti con la proprietà fondiaria, i cui esponenti sono equiparati allo Stato.

(fonte: Micromega, Cometa)

mercoledì 9 febbraio 2011

“Basta con le marchette nel giro di Marina Berlusconi”


Sara Tommasi, 16 sms al premier: "Crepa con tutte le tue troie". E usa la sua scortaUna sera di settembre, a Roma Sara Tommasi fu accompagnata da due auto blu. I pm della procura di Napoli Marco del Gaudio e Antonello Ardituro lo scoprono intercettando Vincenzo Saiello, detto Bartolo, l’ amico di Fabrizio Corona indagato per favoreggiamento della prostituzione. Bartolo non mostra dubbi: parla di “guardie del corpo di Berlusconi”. È questa l’intercettazione chiave, quella che lega l’inchiesta napoletana – partita su un giro di contraffazione di monete – all’indagine milanese per concussione e prostituzione minorile a carico del premier. A leggere le carte si comprende come si arriva da “Bartolo” a Sara Tommasi (vittima di questo sistema che l’ha stritolata) e da lei a Silvio Berlusconi.

Sara alla madre: “Berlusconi mi perseguita”
Il 19 gennaio del 2011 Sara Tommasi è disperata. Chiama da Milano la mamma e si sfoga:
Sara: S.
Madre: M.
S. sono in taxi ma’! Sto a Milano…sono venuta sopra per non fare un cazzo alla fine! Sono venuta per due appuntamenti, ma poi alla fine non sono serviti a un cazzo…e basta!…Ora sto qua a rompermì i coglioni…con la gente che mi droga a destra e sinistra…guarda una cosa…non so più dove scappare (sembra che stia per piangere) …non dove più dove scappare…guarda (poi piange)…sono perseguitata…da Berlusconi e da tutti…non so dove mettere le mani…(continua a piangere)!
M. si…e allora perché non vieni a casa come hai fatto l’altra volta? Che sarebbe l’unica soluzione, è inutile che piangi…vieni a casa. Sara tu hai bisogno di venire a casa …. hai bisogno della protezione della casa! Quindi è inutile che piangi. ..e vai in giro come una matta. ecco…chiuditi dentro casa che stai tranquilla…e nessuno ti trova…stai bella…a casa”. tranquilla se vai girando …per forza..E con tutti i casini che ci stanno … con Berlusconi che è stato indagato.

“Una persona che non vedo da tempo”
Il 9 settembre Sara Tommasi è in contatto con S.V e A.G. per una serata nella quale, però, i due “avevano omesso alla sobrette che si sarebbe dovuta concludere con una sua prestazione sessuale – scrivono gli investigatori – indotta con il mitaggio di una campagna pubblicitaria”. All’improvviso, però, “il programma sarebbe cambiato – continuano gli investigatori – perché Sara Tommasi annunciò la sua defezione”. “No – dice Sara al telefono – devo vedere una persona che non vedo da un sacco di tempo … che mi ha chiamato adesso. Capito?”.

Gli inquirenti: la persona è il premier
“Ebbene – scrivono sempre gli inquirenti – i fatti avrebbero insinuato che quella “persona” andava identificata nel Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, poiché subito dopo la sua scorta personale fu notata da S.V. e A.G., mentre indugiavano sotto casa della donna con l’intenzione di parlarle per convincerla a mantenere l’impegno”.

“Le guardie del corpo di Berlusconi”
Ed ecco la telefonata dalla quale gli investigatori comprendono che la persona in questione è Berlusconi. Si dicono sconvolti del fatto che a prendere la Tommasi ci sia la scorta del premier (Palazzo Chigi smentisce).
Checco: Guaglio’! Ma mi hai fatto fare una figura di merda!
Bartolo: E no… no! E sono dovuto andare a spiegarglielo da vicino… non so se te l’ha detto, perché non posso parlare … Hai capito?
C: Cioè…incomp. ..
B: No… ti giuro ti giuro… Non ti sto dicendo stronzate, adesso ti passo a Giosuè e te lo dice pure lui, vedi!
C: Guaglio’! In vita mia non mi è mai capitato una cosa del genere!
B: Eh!
Giosue: Mentre stiamo aspettando giù al palazzo… che scende… ci ha mandato un messaggio: “Giosuè, adesso scendo!”…E’ arrivata… due macchine,.. con… con le guardie deI corpo di Berlusconi! Se la sono venuta a prendere a questa e se la sono portata… guarda… è una cosa incredibile!
C: Ho capito!
G: Mannaggia la Madonna! Ma poi è scesa senza bagagli… quindi deve ritornare per forza là! lo adesso sto per il corso Francia… dopo che sono andato a spiegare a Gino quello che era successo no… Eh! lo torno un’altra volta là… perché devo cercare di capire Adesso lei non mi risponde al telefono… Gli ho chiesto scusa… però ha detto… adesso ci organizziamo e la prossima volta la facciamo questa cosa! Checco sono rimasto allibito di quello che ho visto stasera.
C: Eh! Va bene, dai!
G: Aspetta un attimo… ti passo a Bartolo, vedi!
C: Eh!
B: Hai capito questa puttana?
C: Eh!
B: Cioè… quella ci ha fatto andare fino là, no… ad aspettare… sto scendendo… sto scendendo… bello e buono abbiamo visto arrivare queste due macchine… Un Audi A8 ed un’Audi A6…
C: Senza salutare?
B: No… bello e buono non ha risposto più al telefono… poi ha chiamato a Giosuè… è caduta la linea… poi bello e buono… abbiamo visto che lei è scesa ed è salita in questa macchina

“Il Giro squallido di Marina Berlusconi”
Il 18 dicembre Bartolo riceve un sms da Sara che si riferisce a Marina Berlusconi. “Ne te ne lele ne fabzio ne le markette k volevi farmifare ne 1″11 giro squallidio di Marina Berlusconi ke volevate farmi frequentare o dei festini privati”.

“Ora mi paghi lo psicologo”
Ecco invece una serie di sms che Sara Tommasi invia a Silvio Berlusconi dal 26 dicembre 2010 in poi.
“Amore ti ho mandato un pensiero da Licia (Ronzulli, ndr). Spero che tu capisca questa volta”.
“Silvio vergognati! Mi hai fatta ammalare… paga i conti dello psicologo”. “Amore perdonami…. ho visto solo ora la tua chiamata. Ultimamente ho problemi con il telefono”.
Il 15 gennio Sara scrive a Silvio Berlusconi: “Spero k krepi kon le tue Troie”
E nella stessa sera invia un altro sms al premier: “I 10 requisiti per l’ammissione tra le fila dei parlamentarei…tu indagato saresti già fuori. Hai capito?”. E poi ancora: “Stai abusando di potere”

Insulti anche a Paolo Berlusconi
Il 6 gennaio scorso la Tommasi scrive al fratello del premier un sms: “Se io mi devo kurare, tu piantala con la cocaina, cani e mignotte!! E festini sexy non me ne sbatte un cazzo stronzo!!”
A La Russa: “Amorepranziamo insieme?
Il 6 gennaio Sara scrive al ministro della difesa Ignazio La Russa: “Amore auguri!! Domani torno. Pranziamo insieme?”

Profumo di Del Noce sulla mia pelle
Il 24 dicembre 2010 la Tommasi scrive a Fabrizio Del Noce, direttore di Rai Fiction: “Amore ho ankora y parfum on my skin”.
Gli investigatori sintetizano così la telefonata della vigilia di Natale nella quale la subrette chiede un regalino: “Sara dice di essere in partenza per il Marocco, ospite dei reali marocchini amici di Gheddafi. Sara dice a Del Noce che deve capire di che morte deve morire, nel senso lavorativo, ed in particolare quando la farà partecipare alle riprese della serie televisiva “Un posto al sole”. Lui le risponde che ne riparleranno quando torna dal Marocco”.

Raffaella Fico e Berlusconi
Gli investigatori annotano: “Sara prima dice che Raffaella Fico è stata con Berlusconi, poi dice che sta scherzando”.

domenica 21 novembre 2010

La Terra dei Fuochi (Roberto Saviano)

Mentre i clan trovavano spazio ovunque per i rifiuti, l’amministrazione della regione Campania dopo dieci anni di commissariamento per infiltrazioni camorristiche non riusciva più a trovare il modo di smaltire la sua spazzatura. In Campania finivano illegalmente i rifiuti d’ogni parte d’Italia, mentre la monnezza campana nelle situazioni di emergenza veniva spedita in Germania a un prezzo di smaltimento cinquanta volte superiore a quello che la camorra proponeva ai suoi clienti. Le indagini segnalano che solo nel napoletano su diciotto ditte di raccoglimento rifiuti, quindici sono direttamente legate ai clan camorristici.

Il territorio è ingolfato di spazzatura, e sembra impossibile trovare soluzione. Per anni i rifiuti sono stati ammonticchiati in ecoballe, enormi cubi di spazzatura tritata e imballata in fasce bianche. Solo per smaltire quelle accumulate sino ad ora ci vorrebbero cinquantasei anni. L’unica soluzione che sembra essere proposta è quella degli inceneritori. Come ad Acerra, che ha generato rivolte e proteste feroci che hanno censurato persino la semplice idea di un possibile inceneritore in quelle zone. Verso gli inceneritori i clan hanno un atteggiamento ambivalente. Da un lato sono contrari, poichè vorrebbero continuare a vivere di discariche e incendi, e l’emergenza permette in più di speculare sulle terre di smaltimento delle ecoballe, terre che loro stessi affittano. Nel caso però si dovesse realizzare l’inceneritore sono già pronti per entrare in subappalto per la costruzione, e successivamente per la gestione. Laddove le inchieste giudiziarie non sono ancora arrivate, la popolazione è già giunta. Terrorizzata, nervosa, spaventata. Temono che gli inceneritori possano diventare delle fornaci perenni dei rifiuti di mezz’Italia a disposizione dei clan , e quindi tutte le garanzie sulla sicurezza ecologica dell’inceneritore anrebbero a vanificarsi contro i veleni che i clan imporrebbero di bruciare. Migliaia di persone sono in stato di allerta ogni qual volta si dispone la riapertura di una discarica esaurita. Temono che possano arrivare da ogni parte rifiuti tossici spacciati per rifiuti ordinari, così resistono sino allo stremo piuttosto che rischiare di fare del proprio paese un deposito incontrollato di nuova feccia.

(fonte: Gomorra - Roberto Saviano)