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domenica 6 febbraio 2011

Nucleare, serve il parere delle Regioni


ILLEGITTIMO L'ART. 4 DEL DECRETO LEGISLATIVO SUL PIANO NUCLEARE NAZIONALE
Lo stabilisce la Consulta. Esultano gli ambientalisti

La Corte Costituzionale (Ansa) MILANO - Le Regioni devono esprimere il proprio parere - obbligatorio ma non vincolante - prima di ospitare le centrali nucleari sul proprio territorio. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, che ha dichiarato «l'illegittimità costituzionale dell'articolo 4 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31» (Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell'esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi). Il pronunciamento della Consulta era stato richiesto da Toscana, Emilia Romagna e Puglia.
ILLEGITTIMITÀ - La Consulta ravvisa illegittimità «nella parte in cui non prevede che la Regione interessata, anteriormente all'intesa con la Conferenza unificata, esprima il proprio parere in ordine al rilascio dell'autorizzazione unica per la costruzione e l'esercizio degli impianti nucleari». In una precedente decisione dello scorso novembre, la Corte Costituzionale aveva dichiarato illegittime le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che vietavano l'installazione sul loro territorio di impianti di produzione di energia nucleare, di fabbricazione di combustibile nucleare e di stoccaggio di rifiuti radioattivi.

COMMENTI - Paolo Romani, ministro dello Sviluppo economico: «È ragionevole che la condivisione dei siti vada fatta anche in sede locale, quindi con la condivisione degli enti locali». «Decisione positiva», dice il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. «Ci troviamo di fronte a un governo che è il più centralista della storia dell'Italia, un governo che sbandiera un federalismo che odora di secessione». «La sentenza è di fatto uno stop all'arroganza del governo», ha dichiarato il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli. «Le centrali potranno essere realizzate solo con il consenso della regione interessata: è una svolta nella battaglia contro la follia nuclearista del governo Berlusconi». «Siamo preoccupati, ma confidiamo anche che rispettando le regole si possa arrivare a un chiarimento su dove devono essere collocate le centrali nucleari», è il commento di Giuliano Zuccoli, presidente di Assoelettrica e del consiglio di gestione di A2A. « Cosa devono aspettarsi gli italiani per il futuro? Probabilmente la militarizzazione delle aree destinate alle centrali», è l'opinione di Felice Belisario, capogruppo Idv al Senato.

AGENZIA NUCLEARE - Intanto il Consiglio dei ministri ha approvato il direttivo dell'Agenzia per la sicurezza nucleare. «Nei prossimi giorni, insieme al presidente Veronesi, riuniremo per la prima volta il direttivo per concordare i prossimi passaggi, a partire dalla costituzione della struttura operativa e dall'individuazione della sede. Il governo procede nel programma per il ritorno al nucleare, che avverrà nel segno della sicurezza e della tutela dell'ambiente», dicono in una nota congiunta il ministro Romani e quello dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Inoltre il sottosegretario allo Sviluppo economico con delega all'Energia, Stefano Saglia, annuncia che l'importo delle compensazioni a favore dei Comuni nei territori sedi di centrali nucleari sarà approvato al prossimo Cipe. Saglia ha aggiunto che «il deposito nazionale dei rifiuti nucleari deve essere individuato entro il 2015, anche perché ce lo impone una direttiva europea. L`individuazione del deposito segue un suo iter autonomo, indipendente dalla realizzazione del programma nucleare».

(fonte: Corriere)

venerdì 4 febbraio 2011

Sul web la rabbia leghista. "Ci sentiamo presi in giro"


di MARCO PASQUA

MILANO - Si sentono presi in giro, da Berlusconi, e persino dal loro Senatur. Per questo vogliono subito le elezioni, anche se in tanti tornano a parlare di secessione. Da quella "Roma ladrona" che, oggi, li ha traditi. Il voto della Bicamerale sul federalismo municipale viene vissuto come un affronto dal popolo leghista, che ora riversa la sua rabbia sulle bacheche di Facebook dei consiglieri regionali, europarlamentari e deputati. C'è chi cerca di contenere gli sfoghi, come fa Matteo Salvini, europarlamentare, che prima scrive "Roma, vadaviaiciapp", e poi aggiunge, rivolto alla base: "nervi saldi, tanto alla fine vinciamo noi". In pochi, però, sembrano dargli credito.

"L'unico modo per vincere è andarsene da Roma - gli risponde Gianluca - e batterci per l'indipendenza. Ormai è chiaro che nessuna alleanza con nessun partito itagliota potrà mai darci una briciola. Avremo sempre e solo delusioni e schiaffi da quest'Italia". Adele suggerisce una linea che in tanti dimostrano di condividere: "Lega da sola senza Berlusconi o altre alleanze se no non vinceremo mai". Un auspicio che compare spesso nei commenti dei leghisti, sempre più infuriati col premier: "Noi votiamo Lega e voi calate le braghe davanti al Silvio, uomo senza decenza senza dignità. Non ho votato la Lega tutti questi anni per fargli fare le orge", scrive Amos, mentre Massimo dice: "Ritorniamo sulla strada della secessione, cominciando con un bello
sciopero fiscale". "Siamo alle comiche finali: il 'boss' Berlusconi convoca Bossi mentre quel coso di nome Verdini dichiara che il governo va avanti", è la sintesi di Lorena delle ultime ore sul vertice romano tra i due leader, mentre un altro utente promette: "Se rimanete a Roma perderete anche il mio di voto, che dopo quasi 25 anni di lealtà è molto più grave che perdere la faccia".


Davide Caparini, deputato della Lega, pubblica il link ad un articolo in cui si anticipa il pareggio della Bicamerale. E' l'occasione, per i suoi amici virtuali, per rinfacciare a Berlusconi la vicenda del Rubygate, che, in queste settimane era stata ingoiata in nome della tanto promessa riforma federalista. "Basta abbassare la testa - scrive a Caparini l'utente Lorella - Berlusconi ci ha fottuti tutti con le sue putt... meglio soli che male accompagnati. Ringraziamolo per folleggiare con minorenni, grazie a tutto questo polverone il Federalismo oggi diventerà un miraggio". Per Giancarlo non resta da fare altro che "staccare la spina". Quando ancora non si è votato in Bicamerale, Massimiliano Romeo, consigliere regionale della Lega in Lombardia avvisa: "Federalismo o salta tutto". Lo corregge, alcune ore dopo, un utente: "E' già saltato purtroppo. 15 a 15". Anche Davide Boni, presidente del Consiglio regionale della Lombardia, cerca di far mandar giù l'amara pasticca ai militanti leghisti, promettendo che "la riforma federalista proseguirà".

Operazione che, a giudicare dalle risposte, non gli riesce: "Prima hanno minacciato il ritorno alle urne nel caso in cui non fosse passato il federalismo in commissione bicamerale, e poi si sono rimangiati il tutto. Schiavi di Berlusconi. Ecco quello che sono", attacca Danilo. Nereide si rivolge direttamente a Boni: "Boni siamo tutti un po' stufi di questo tira e molla, e lo si capisce anche da chi ha commentato. Stiamo perdendo credibilità e risulta sempre più difficile per chi sta in mezzo alla gente far capire che stiamo a Roma per il nostro progetto. Io non so se credere che stiamo raccogliendo consensi. Il mio quotidiano mi dice il contrario".

Renato confessa di aver abbandonato il partito di Bossi: "Io ho sempre votato Lega, ma è già da qualche tornata di elezioni che non voto più... inutile, tempo sprecato cari amici, anche i nostri esponenti della Lega stanno troppo bene dove sono". Per cercare di placare gli animi interviene in prima persona Boni, ammettendo di essere "stanco": "Il leader è Bossi, o ci siamo dimenticati che Lui ci ha portato fino a qui, ci dirà il Capo cosa fare. La Lega è Bossi e Bossi è la Lega. Lo so sono stanco anche io... ma aspetto il Capo". Un teorema che, a quanto pare, non serve a richiamare all'ordine i militanti: "Sì, Bossi è arrivato fin qui. Ma da quanti anni? E da quanti anni le promesse rimangono tali?" e ancora "io non ho ne capi e né padroni. E visto che Bossi è il capo, si cominci a rendere conto che gli elettori (operai, agricoltori) sono stanchi delle prese in giro". Anche Fabrizio Cecchetti, consigliere regionale in Lombardia della Lega, cerca di rasserenare gli amici: "Ragazzi calma e sangue freddo. Il pareggio in Bicamerale non implica lo stop o la cancellazione del decreto che potrà essere approvato direttamente dal Parlamento". Ma la rabbia esplode: "Il sangue ribolle! Lo sanno che molti di noi invocano la secessione? Glielo ricordiamo? O gli facciamo una bella sorpresa?", avverte Mauro. "A questo punto ha ancora senso stare a Roma con certi pagliacci italiani? - si chiede Vincenzo - Secondo me è arrivato il momento che tutta la Lega si impegni solo ed esclusivamente delle regioni del Nord, conquistandole (da soli) e facendo le riforme necessarie, a livello regionale. La Lega non può star dietro a certa feccia politica. Padania Libera!".

Emergono anche tanti dubbi sulle posizioni di Bossi: "Non ho capito perché ha detto che se non passava in bicamerale avrebbe fatto cadere il governo, è stato un assist a Di Pietro e PD". Sulla bacheca di Jari Colla, membro del Consiglio Nazionale della Lega Nord, c'è chi implora le elezioni, senza nessuna alleanza con Berlusconi: "Dimmi se si va a votare staccati da Berlusconi! Dimmi di sì". Daniele Belotti, assessore al Territorio in Lombardia, sceglie di non rispondere a chi gli chiede, poche ore fa: "Basta ora? Scendiamo in piazza? Secessione subito. Hanno rotto i co.."

(fonte: Repubblica)

Italia. Succursale della Cina: arrivano le banche cinesi

Sapienza Finanziaria

Tutti i politici sono in ginocchio davanti alle banche, questa è la realtà. Anche, se a dire il vero, tanti poltici non se ne rendono nemmeno conto. 

E visto che si parla di difendere l'italianità, il made in Italy, come non aprire le porte alle banche cinesi?
Ecco fatto: nei giorni scorsi ha aperto la sede italiana della "Industrial and commercial bank of China, Icbc".

Vari politici, che fatalità, erano presenti all'inaugurazione. La locazione, altra fatalità, è la centralissima galleria Vittorio Emanuele II (chissà come sarà contento Vittorio Emanuele II....).

Ah, ti ricordo che Gheddafi e gli arabi  rappresentano circa un 14% del capitale di Unicredit.

Se vuoi sapere cosa ne penso delle banche e su come si può risollevare l'economia puoi guardarti questo filmato.


(fonte: Sapienza Finanziaria)