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martedì 1 febbraio 2011

Fallisce Dahlia Tv. Ennesimo caso di conflitto di interessi?


Centocinquanta lavoratori sono da oggi disoccupati. Ma questa volta non è colpa della crisi. Si tratta dei dipendenti di Dahlia tv, la televisione a pagamento sul digitale terrestre, ora in liquidazione, che dal 2009 ha trasmesso le partite di una fetta consistente di squadre di calcio della Serie A. Cause del fallimento? Troppi pochi abbonamenti ed il sospetto che dietro ci sia un curioso caso di conflitto di interessi.
La diffusione delle partite di Serie A è assegnato per il satellite a Sky, mentre sul digitale terrestre a Mediaset (attraverso i canali Premium) e a Dahlia, televisione di un gruppo svedese. A partire da marzo 2009 la pay per view Cartapiù (di proprietà della Telecom) fu sostituita dalla nuova piattaforma Dahlia TV, che ne proseguì l’attività in abbonamento, trasmettendo le partite di Serie A delle 9 squadre che avevano un contratto con Cartapiù, mentre Mediaset Premium mantenne le altre 11 squadre. Poi nella stagione seguente (2009-10) Mediaset e Dahlia si spartirono equamente le squadre del campionato: ogni tv offriva le partite di 10 squadre.


“Concorrenza perfetta” avrà pensato qualcuno che però non aveva fatto i conti con un enorme conflitto di interessi. Infatti, dalla stagione attuale la Lega Calcio ha modificato in extremis il regolamento per i diritti tv. Niente più trattative tra le tv e le singole società ma tutto torna ad essere gestito centralmente dalla Lega di Serie A. Nulla di strano se non fosse che un certo Adriano Galliani, uomo di fiducia del premier Berlusconi e vicepresidente del Milan siede nel Consiglio di Lega. E che centra Berlusconi con la vicenda di Dahlia? Il premier, come tutti sanno, è proprietario del Milan e di Mediaset. E quest’ultima azienda è la diretta concorrente della tv svedese nel mercato del digitale terrestre in Italia. Così, non è un caso che da un anno all’altro Mediaset si ritrova assegnate 12 squadre, mentre Dahlia solo 8. Queste sono la Sampdoria, il Cagliari, il Chievo, il Cesena, l’Udinese, il Lecce, il Catania e il Parma. Insomma, tutte piccole società che hanno un bacino di tifosi piuttosto limitato. Rispetto alla passata stagione Dahlia ha perso Palermo e Fiorentina, due squadre dalle tifoserie piuttosto corpose. Così Dahlia si è ritrovata con 50mila abbonati in meno rispetto alla soglia che gli avrebbe consentito il pareggio di bilancio.


Mentre Mediaset respinge al mittente qualsiasi accusa di aver favorito il fallimento della tv concorrente, il Pd e Fli attaccano. “Ancora una volta il conflitto di interessi che ruota attorno alla persona del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi coinvolgerà, come sempre con conseguenze negative, migliaia di italiani. Il caso della liquidazione di Dahlia tv, che era l’unica concorrente di Mediaset Premium è solo un ulteriore esempio del rischio che interessi personali prevalgano su quelli collettivi e, al contrario, della poca attenzione del Governo Berlusconi nei confronti di chi rischia di perdere il posto di lavoro”, afferma Giuseppe Berretta del Pd. Per Fli il danno arrecato a Dahlia è un danno arrecato all’immagine dell’Italia all’estero: “È passato il messaggio che investire in Italia vuol dire infilarsi in un ginepraio di interessi non chiari. Ormai questo sistema mediatico è uno strumento nelle mani del premier, usato contro gli avversari”, spiega Benedetto Dalla Vedova, scudiero di Gianfranco Fini.
Ora la Lega Calcio deve decidere a chi assegnare le partite che Dahlia non trasmetterà più e come tutelare i 270mila abbonati. Tramontata l’ipotesi di una tv della Lega, lo sguardo è rivolto a Mediaset. “Questa è una vicenda che per ora non ci vede protagonisti”, spiega Gina Nieri, consigliere di amministrazione di Mediaset. Come a dire: “Per il momento non siamo interessati, magari più avanti…”. In ogni modo il rischio concreto che Mediaset possa conquistare il 100% del mercato del calcio in tv sul digitale terrestre è piuttosto concreto. E lo potrebbe fare acquistando i diritti a prezzi irrisori.

Un nuovo pericolo per Mediaset potrebbe arrivare nei prossimi mesi con l’ingresso di Sky nel digitale terrestre, anche se il governo sta tentando in ogni modo di ostacolare la tv di Murdoch. “La Ue e l’Autority per le telecomunicazioni hanno autorizzato Sky ad entrare nel digitale”, spiega Dalla Vedova, intervistato da Vanity Fair. “Il governo dovrebbe fare una gara per le frequenze ma continua a rinviarla con scuse assurde”.

(fonte: DirittodiCritica)

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